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Sentiero Europeo E1 nel nord del Lazio: Descrizioni e tracce GPS

SENTIERO EUROPEO E1 NEL NORD DEL LAZIO: DESCRIZIONI E TRACCE GPS

L’ultima tappa del tratto Umbro-Marchigiano del sentiero Europeo E1 curato dalla FIE Umbra proviene da Saccovescio e termina al borgo di Castelluccio di Norcia, oggi ancora quasi completamente distrutto dal terremoto del 2016. Qui il testimone viene consegnato alla cura della FIE Lazio, che in questo tratto trova la collaborazione della Associazione Arquata Potest di Arquata del Tronto.

La prima tappa quindi inizia scendendo da Castelluccio alla piana, si svolge ai piedi dei monti Redentore e Vettore e sale a Forca di Presta. Qui entra nelle Marche, in provincia di Ascoli Piceno e si dirige verso Pretare, Piedilama e Borgo di Arquata del Tronto. Anche in questi luoghi il terremoto ha prodotto moltissimi danni e la scarsa popolazione è ancora in attesa di una ricostruzione che non arriva mai, mentre sta dedicando una cura particolare al ripristino della vecchia sentieristica, rivelatasi particolarmente utile per raggiungere i vicini borghi dopo che il terremoto aveva reso inutilizzabili le strade asfaltate.

Tappa Percorso Km.
1 1 – Castelluccio di Norcia – Arquata del Tronto                        traccia gpx                   traccia su Google Earth 17,0

La seconda tappa parte dal Borgo di Arquata del Tronto e attraversando il paesino di Camartina risale l’omonimo fosso per raggiungere circa i 1100 m di quota. Scavalca poi un tratto su una breve galleria della strada proveniente da Norcia e dalla lunga galleria di Forca Canapine (SS685) e scende al borgo di Pescara del Tronto. Da qui, lungo una stradina asfaltata ma poco frequentata, si raggiunge Tufo (726 m di quota), ultimo paesino delle Marche. Entrando nel Lazio in provincia di Rieti si risale a Colle del Moro (915 m), Colle della Forcella (1127 m) e si raggiunge la chiesetta Madonna delle Coste (1017 m), poco sopra ad Accumoli. Il sentiero E1 si ricongiunge qui con il Cammino Naturale dei Parchi.

2 2 – Arquata del Tronto – Accumoli                                                                     traccia gpx                   traccia su Google Earth 19,0

La variante 1bis è consigliata a chi ha particolarmente fretta per raggiungere il confine con il Lazio da Castelluccio di Norcia. Essa si dirige direttamente verso Forca Canapine, scendendo al Piano di Castelluccio, che nella seconda metà di giugno dà di sè uno spettacolo meraviglioso con una fioritura multicolore delle piante, tra cui quelle che producono le famose piccolissime e saporite lenticchie di Castelluccio. Dopo il passaggio vicino all’inghiottitoio delle acque del disgelo primaverile di tutta la neve invernale della piana, si sale lungo alcuni impianti per lo sci da discesa su sentieri e poi su strada asfaltata fino a Forca Canapine, il cui nome deriva dalla raccolta della canapa, che una volta veniva coltivata nella zona circostante.

1bis 1bis – Castelluccio di Norcia – Forca Canapine                                         traccia gpx                   traccia su Google Earth 11,3

La variante 2bis, prosecuzione della 1bis, da Forca Canapine, passando vicino ai Pantani di Accumoli con tante mucche e cavalli al pascolo, scende raggiungendo la chiesetta della Madonna delle Coste, dove si ricongiunge con il sentiero principale proveniente da Arquata del Tronto e dalle terre terremotate, giungendo assieme ad Accumoli.

2bis 2bis – Forca Canapine – Accumoli                                                              traccia gpx                   traccia su Google Earth 11,0

La terza tappa da Accumoli ad Amatrice è stata progettata per passare da un borgo all’altro lungo vecchi sentieri ripristinati, ma ancora oggi alcuni di questi borghi non si possono attraversare a causa delle rovine provocate dal terremoto e non smaltite. Per aggirare le così dette zone rosse è possibile percorrere l’alternativa 3bis invece della 3, dopo aver attraversato il fiume Tronto, allungando così il percorso totale da 13 km a 18,400 km. Mentre il percorso previsto avrebbe dovuto attraversare borghi come Fonte del Campo, Collalto, Casale, San Lorenzo a Flaviano, Rocchetta, Cornillo Vecchio, lunghe deviazioni costringono invece ad aggirarli. Ad Amatrice è stata creata una zona di accoglienza con agriturismi, ristoranti e negozi un po’ fuori del borgo in lenta ricostruzione.

3 3 – Accumoli – Amatrice                                                                 traccia gpx                   traccia su Google Earth 13,5
3bis 3bis – Accumoli – Amatrice rispettando le zone rosse                                        traccia gpx                    traccia su Google Earth 19,0

La quarta tappa va da Amatrice a Cittareale. Scendendo lungo la strada che da Amatrice porta alla Salaria, in località Ospedale si imbocca a sinistra un viottolo segnalato da frecce in direzione dell’Eremo Santa Croce (sentiero CAI 381) che raggiungeremo con una deviazione a destra in rapida salita. All’eremo otteniamo una visione raggelante della cittadina di Amatrice, con le sue rovine, le enormi gru ed i suoi centri di acquisto e ristoranti. Si prosegue seguendo le frecce, voltando a sinistra in direzione sud-ovest ci si avvicina al borgo di Colli, poi San Benedetto ed infine si raggiunge il lago di Scandarello, che si oltrepassa sul ponte Cinque Occhi. Dopo alcuni metri di strada, attraverso una ripida scorciatoia, si evita un lungo tornante e si raggiunge su asfalto il Casale Nibbi con il suo caseificio. Si attraversa la nuova Salaria e seguendo esattamente il percorso della vecchia Salaria romana si arriva a Collegentilesco e poi a Torrita, dove si incontra una popolazione fermamente intenzionata a lavorare per rimanere sul posto. Da qui si sale verso il Monte Rozzo raggiungendo i 1340 m di quota, poi si scende al borgo di Casali di Sopra (quota 1000 m) e proseguendo sempre lungo la vecchia Salaria romana, si attraversa il borgo di Vezzano e si sale a Cittareale nella valle Falacrina. Qui è consigliata la visita al Museo che conserva i reperti della villa in cui pare sia nato nell’anno 9 d.C. l’Imperatore romano Tito Flavio Vespasiano, i cui scavi, attualmente ricoperti, si trovano in località Pallottini, un paio di km a sud di Cittareale.

4 4 – Amatrice – Cittareale                                                                                       traccia gpx                     traccia su Google Earth 21,5

La quinta tappa inizia dalla possente Rocca di Re Manfredi di Cittareale, dove la leggenda narra che sia sepolto il figlio Manfredi di Federico II di Svevia. La Rocca è un

Rocca di Re Manfredi

possente fortino militare che doveva controllare gli scambi commerciali tra il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio. Ha una strana forma a cuneo orientato a nord, sovrastato da una terrazza panoramica da cui si gode un meraviglioso spettacolo sulle montagne circostanti. Dopo l’attraversamento del borgo, si scende lungo la via del Santuario ad un fontanile in località Cupello e ci si dirige verso ovest. Costeggiando il cimitero si raggiunge il Santuario della Madonna di Capo d’Acqua che sorge a pochi metri dalle sorgenti del fiume Velino, là dove una pastorella trovò una statuetta della Madonna col bambino immersa nell’acqua della sorgente del fiume Velino. A questo ritrovamento è stato attribuito il miracolo della fine di un lungo periodo di siccità. Siamo infatti sulle falde del Monte Pizzuto o Pozzoni, alto 1903 m. Dal Santuario si segue una stradina lungo la Costa delle Croci verso la Valle dell’Acqua Santa, si oltrepassa il relativo fosso e si giunge all’acquedotto alimentato dall’omonima fonte. Da qui si risale al Colle della Croce seguendo un ripido stretto sentiero e si raggiunge una stradina che ci porta in discesa ad attraversare il borgo di Conca. Va osservato il fontanile del borgo, in cui sono stati incastonati diversi importanti reperti archeologici prelevati dalla villa romana in cui pare abbia avuto i natali l’Imperatore Vespasiano. Si prosegue lungo un sentiero piuttosto scosceso fino ad incrociare una stradina sterrata. Qui si gira a destra, ma proseguendo dritto si può raggiungere dopo 200 m la località Pallottini dove sorgeva la lussuosissima villa natale dell’Imperatore Vespasiano, arricchita da pavimenti di marmo policromo. Purtroppo i resti archeologici di questa villa non sono oggi visitabili.  Si torna indietro all’incrocio del sentiero E1 e si prosegue verso Sud per raggiungere la vecchia via Salaria, parallela alla nuova, fino a raggiungere Bacugno e poi Posta senza alcuna difficoltà.

5 5 – Cittareale – Posta                                                                                         traccia gpx                     traccia su Google Earth 17,0

La sesta tappa del sentiero E1 inizia da Posta, che è stato un paese di confine tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie. Il suo nome deriva proprio dalla Posta o Dazio che bisognava pagare attraversando il confine dall’una o dall’altra parte. Il luogo è stato nei secoli un importante centro commerciale tra il Tirreno e l’Adriatico, lungo la Salaria su cui avveniva il trasporto del sale, fondamentale per l’alimentazione delle greggi, oltre che per la conservazione degli alimenti. Nella collina di fronte a Posta sorgeva una volta il castello fortificato di Machilone, assalito e distrutto dagli aquilani nel 1299. Gli abitanti sopravvissuti del castello e del vicino borgo ottennero l’autorizzazione a fondare un nuovo centro abitato a debita distanza dal precedente insediamento, scegliendo l’attuale posizione di Posta adiacente alla via Salaria.

Affresco dell’antico mercato

Il percorso E1 inizia attraversando il caratteristico borgo, salendo lungo alcune belle scalinate fino alle vecchie mura, dove sorge una porta fortificata, che doveva costituire l’ingresso al mercato. Notevole l’affresco sotto le arcate di questa porta dove sono annotati i prezzi dei vari prodotti commercializzati nel mercato. Per accedere al mercato oggi occorre aggirare la porta lateralmente all’esterno giungendo ad un piazza retrostante, dedicata a San Francesco, su cui si affacciano il convento omonimo ed una Chiesa. Dalla piazza si sale lasciando a sinistra una seconda piazza più alta e costeggiando una casa su stradina sterrata. Si raggiunge un bivio, dotato di alcune frecce montate su un palo, che indicano la direzione da prendere in salita per raggiungere il monte di Cambio e il rifugio Sebastiani. Il sentiero E1 invece gira a sinistra e procede su un sentiero pianeggiante. Ad un bivio successivo va ancora ignorato il sentiero che sale verso il Casale Ara Grande e si devia a sinistra, lungo un sentiero serpeggiante in salita fino ad una carrareccia. Qui giunti, si gira ancora a sinistra e si segue la carrareccia in discesa, curvando a destra e passando davanti alla fonte Fratolo. Quando la strada gira a sinistra tornando verso Posta, la si abbandona e si prosegue dritti in piano in un campo di fieno tenendo alla nostra sinistra una siepe di confine, per 50 m. Si scende ancora a sinistra seguendo un’altra siepe di confine, fino ad un evidente sentiero in ripida discesa diretto ai Casali di San Giovanni. Subito prima dei casali, alcuni segni ci suggeriscono di svoltare a destra sul sentiero che ci fa attraversare tra saliscendi un bosco di pini di consolidamento del terreno. Scendendo ulteriormente si arriva ad una sterrata, da percorrere girando a destra. Quando questa finisce, bisogna svoltare a sinistra passando sotto un ponte della nuova Salaria e risalire nel bosco seguendo i segni evidenti. In cima al colle fare attenzione ad un punto in cui bisogna voltare a sinistra abbandonando il sentiero che prosegue dritto. Svoltando a sinistra si percorre un facile sentiero in discesa a tornanti, mentre proseguendo dritti si giungerebbe ad un tratto ripidissimo e pericoloso. Arrivati quasi in fondo, si gira a destra su un sentiero pianeggiante che segue il costone ma che taglia un pendio alquanto ripido. Il sentiero porta ad un ponte romano ristrutturato che scavalca il Velino e scende mediante una scalinata sulla vecchia Salaria. Girando a destra, si raggiunge il primo fontanile di Sigillo. Dalla vecchia Salaria si scende nel centro abitato di Sigillo tramite una scalinata. Qui, per la prosecuzione lungo il sentiero E1, si pongono due alternative: la prima decisamente estiva, la 6bis, da scegliere soltanto se l’acqua del fiume Velino è abbastanza bassa da consentire un facile guado. La relativa descrizione segue nel paragrafo seguente. La seconda è quella normale. Il sentiero E1 risale lungo il torrente Scura su stradina sterrata verso ovest fino ad un guado a sinistra, all’incrocio con una strada proveniente da destra che sale verso Le Casette, un vecchio borgo quasi abbandonato. Normalmente il guado del torrente è facile, ma attenzione! Il torrente Scura nel periodo invernale può diventare tumultuoso (qualche anno fa c’era un ponte in quel punto, spazzato via dal torrente). Effettuato il guado, risalendo per pochi metri il corso del torrente, si svolta ancora a sinistra seguendo la freccia che indica il Monte Brecciaro (1954 m, sentiero CAI 344). La salita nel bosco di faggi è varia, inizia costeggiando un fosso, poi si sviluppa a tornanti. Arrivati poco sotto il Colle Mastrozza, a quota 1100 m, si lascia questo sentiero e si svolta a sinistra seguendo i segni, si aggira il Colle, si arriva ad un bel punto panoramico verso nord, cioè verso il Monte di Cambio, la Vallonina e il Terminillo. Qui si gira a destra in direzione Sud verso il borgo di Micigliano, percorrendo un sentiero a mezza costa quasi pianeggiante, che si sviluppa lungo un terreno a forte pendenza e molto panoramico, sovrastante la Valle d’Inferno, quasi a precipizio sul borgo di Lodonero nascosto nelle Gole del Velino. Lungo il sentiero si trovano una serie di piccole fonti come la Fonte Mastrozza e altre cascatelle, si attraversa una zona di pini di rimboschimento e si giunge ad una sterrata in lieve salita. Raggiungiamo un grande abbeveratoio vicino alla Fonte Regnola oggi interrata e ad un casale con stalle. Proseguendo su asfalto si arriva al centro del borgo di Micigliano, famoso per i suoi castagneti.

6 6 – Posta – Micigliano                                                                                      traccia gpx                     traccia su Google Earth 16,5

La variante 6bis inizia da Sigillo, entra nelle spettacolari Gole del Velino seguendo il corso del fiume, permette l’osservazione dei resti archeologici della vecchia Salaria romana, che si sviluppava con il basolato, i contrafforti ed il taglio delle rocce ad un livello lievemente superiore rispetto al sentiero che si percorre, ma comporta però l’effettuazione di ben 6 guadi del fiume Velino. E’ quindi percorribile soltanto d’estate, quando il livello dell’acqua del fiume è sufficientemente basso da permetterne il guado senza problemi.

Dalla piazzetta principale di Sigillo si risale alla vecchia Salaria, che si segue per circa 1,5 km fino ad oltrepassare sotto un ponte la nuova Salaria. Si risale su un sentiero che lascia a destra una galleria semiaperta della nuova Salaria e a sinistra lo spettacolo delle Gole del Velino. Notevoli le “vene rosse” a destra, un taglio nella roccia di colore rossastro lungo 180 metri ed alto 16, che una leggenda popolare attribuisce all’azione diabolica di Cecco d’Ascoli, condannato al rogo dall’inquisizione romana nel 1327, ma in realtà parte delle opere di ingegneria realizzate dai romani per il passaggio della Salaria. Più avanti troviamo altri tagli delle rupi effettuate dai romani per lo stesso scopo. Salendo su un breve sentiero troviamo i resti di basolato della antica via, sotto ad un imponente taglio della roccia. Ridiscendendo sul sentiero troviamo la pietra miliare della antica strada consolare che segna il miglio LXVIII da Roma, alta 2,35 m e vicino il Masso dell’Orso, una rupe che si erge quasi verticalmente, tagliata dai romani per un’altezza di 30 m per 20 m di lunghezza, un muro di sostruzione della via in opera poligonale alto 3,30 m e lungo 9, con le bocche per lo scolo dell’acqua al di sotto del basolato della antica Salaria. La tappa prosegue per 800 m lungo la nuova Salaria (attenzione alle auto velocissime) e poi si inoltra nel bosco seguendo una stradina che guada il fiume Velino passando dalla riva destra alla riva sinistra del fiume e viceversa.  Si arriva all’abbazia benedettina fortificata dei Santi Quirico e Giuditta del X secolo, con un bellissimo campanile, importante centro di potere nel medioevo, abbandonata nel 1600 e oggi trasformata in ristorante.

6bis 6bis – Sigillo – Abbazia di San Quirico e Giuditta                                      traccia gpx                     traccia su Google Earth  8,0

La settima tappa del sentiero E1 inizia a Micigliano; dalla piazzetta principale è preferibile risalire appena fuori del borgo e prendere la strada sterrata dei castagneti in direzione Sud seguendo una freccia che indica il Rifugio Sebastiani, ma abbandonando dopo pochi metri questa direzione e proseguendo decisamente verso sud. Giunti ad una piazzetta si consiglia la seconda stradina sterrata a destra, che taglia un po’ di tornanti della strada per i mezzi motorizzati, necessari però per la raccolta delle castagne. Si tratta di una scorciatoia tra bellissimi castagneti, ma saremo sempre costretti a seguire un lungo tornante prima di raggiungere il grande Fosso dei Maiori. Attenzione a svoltare a destra seguendo i segni per effettuare un guado del fosso e poi risalire lungo una stradina a tornanti piuttosto ripidi fino ad arrivare in cima al colle, dove si incrocia a sinistra una stradina proveniente da Borgo Velino. Si volta invece a destra su una piacevole strada sterrata sempre tra i castagneti, fino a raggiungere una strada asfaltata. Girando a sinistra, si raggiunge il piccolo borgo di Ville di Castel Sant’Angelo. Si attraversa il borgo passando accanto al suo fontanile e si scende sempre in direzione sud lungo un sentiero che taglia dritto alcuni lunghi tornanti della strada asfaltata fino a scendere lungo il muro di confine di un cimitero. Si arriva così nella piazza del Comune di Castel Sant’Angelo, che riunisce diverse frazioni come Canetra, Mozza, Villa Ornaro, Pagliara, Paterno, Piè di Castello, Piedimozza, Ponte Alto, Ponte Basso, Ponte Santa Margherita, ecc., borghi ricchi di storia, di castelli, di torri e di chiese, frequentati già dall’epoca romana. Canetra in particolare è lungo la via Salaria ed è dotata di stazione  lungo la linea ferroviaria Terni – Sulmona. Con questa tappa si raggiunge la piana di San Vittorino, dove il fiume Velino, proveniente dal Nord, descrivendo un’ampia curva, si dirige verso Ovest, ricevendo anche le acque copiosissime del Peschiera, quelle che rimangono dopo la massiccia captazione per alimentare l’acquedotto per Roma. Il Peschiera esce da una bellissima grotta sotto la Costa di Sant’Erasmo e il Monte Nuria, purtroppo non più visitabile per motivi di sicurezza.

7 7 – Micigliano – Canetra                                                                              traccia gpx                    traccia su Google Earth 13,0

La variante 7bis prosegue dall’Abbazia benedettina dei Santi Quirico e Giuditta e si sviluppa tutta su sentiero, seguendo il corso dell’antica via romana. Non è necessario effettuare nessun guado, in quanto procede interamente lungo la riva sinistra del fiume Velino. Lungo la via si trova qualche piccolo segno poco significativo dell’antico passaggio della vecchia Salaria Romana. Si arriva ad Antrodoco dove un ponte ci riporta sulla riva destra del Velino. Si attraversa Antrodoco passando davanti alla stazione della ferrovia Terni – L’Aquila. Ad Antrodoco si vede la sovrastante sagoma del Monte Giano, 1820 m, con la scritta DVX , composta da un boschetto di pini opportunamente piantati e potati. E’ interessante una visita all’Abbazia di Santa Maria extra Moenia e al vicino Battistero. Antrodoco è noto per essere stato il centro di quella che è considerata la prima battaglia risorgimentale: fra il 7 e il 9 marzo 1821 qui si scontrarono le truppe napoletane capitanate da Guglielmo Pepe e l’esercito austriaco, guidato dal generale Frimont. Pepe ebbe la peggio e Frimont venne ricompensato dal suo re, Ferdinando I, con il titolo di Principe di Antrodoco. Nel 1860 Antrodoco, già parte del Regno delle due Sicilie, diventò parte del Regno d’Italia generando la resistenza popolare all’invasore sabaudo-piemontese con la cosiddetta banda di Antrodoco.

Da Antrodoco il sentiero E1 prosegue sempre lungo la riva destra del fiume lasciando alla sua sinistra anche Borgo Velino, anch’esso ricco di storia. Il ricongiungimento con la via principale del sentiero E1 avviene davanti al cimitero di Canetra, dopo aver oltrepassato Borgo Velino. Si prosegue nella piazza del Comune di Castel Sant’Angelo.

7bis 7bis – Abbazia di San Quirico e Giuditta – Canetra                                        traccia gpx                    traccia su Google Earth 10,0

L’ottava tappa del sentiero E1 è concepita per chi ha fretta di arrivare alla meta finale saltando a pié pari il grande anello archeologico di Cittaducale. Dalla piazza davanti al Comune di Castel Sant’Angelo nella frazione di Canetra, si imbocca una strada sterrata verso Ovest, che ci consente di evitare il traffico automobilistico della Salaria. Girando poi a Sud si perviene alla chiesetta altomedievale di San Rocco. Si prosegue lungo una

Il lago di Paterno con Paterno e la villa di Tito

strada asfaltata verso il laghetto di Paterno, definito da Marco Terenzio Varrone “Umbilicus Italiae”, un lago di origine carsica, profondo circa 54 m, alimentato da sorgenti sotterranee. Arrivati al lago si svolta a sinistra per raggiungere ed attraversare la Salaria. Si volta a sinistra in direzione di Antrodoco, ma dopo il Bar, a destra si attraversa un passaggio a livello e si prosegue su sterrata lungo la ferrovia in direzione Sud-Ovest per circa 1,5 km. La sterrata termina con un passaggio sotto la ferrovia, si sale su una strada asfaltata, si gira a sinistra percorrendo un ponte sul Velino. La strada porta davanti alle Sorgenti del Peschiera che forniscono l’acqua potabile a tutta Roma, prosegue passando davanti alla Mola Scorretti in direzione di Micciani. In corrispondenza di un edificio sulla destra della strada asfaltata dove c’é la sede della Associazione FIE “Micciani Unita”, sul lato opposto della strada inizia uno stretto sentiero in salita che taglia il tornante e porta sulla piazzetta panoramica di Micciani. Da questa piazzetta sale un sentiero, a fianco di alcune case, in direzione sud-est che incrocia a quota 685 m un sentiero proveniente da Calcariola e dalla vicina fonte Molendi. Da questo incrocio si gira a sinistra in salita in direzione nord fiancheggiando un piccolo cimitero su stradina asfaltata e si sale di nuovo su sentiero in direzione nord-est fino alla piazzetta di Pendenza, 758 m di quota. Qui c’è un grande fontanile al coperto e un lavatoio. Salendo fino alla torre si può godere di un panorama stupendo su tutta la Valle di San Vittorino, dove il fiume Velino fa una grande curva in direzione di Rieti e si unisce al Peschiera. E’ perfettamente visibile Cittaducale, il borgo di Paterno, il lago di Paterno e a sinistra le colline su cui sorge Calcariola con il suo castello.

8 8 – Canetra – Pendenza                                                                                     traccia gpx                   traccia su Google Earth  9,0

Il grande anello archeologico di Cittaducale è la tappa alternativa alla precedente per un tuffo nella storia, nella archeologia e nella natura di questo luogo, tanto importante da dover prendere in considerazione una sosta dormendo una notte a Cittaducale, o a Castel Sant’Angelo e spendere una giornata intera per effettuare un giro completo della piana di San Vittorino.
Siamo giunti nel luogo conosciuto già dai tempi degli antichi romani dove il fiume Velino fa una grande curva verso Ovest nella piana di San Vittorino e si unisce al Peschiera, dopo che le sue acque, captate in buona parte per alimentare gli acquedotti di Roma, escono da una grande grotta sotto il monte Nuria. Qui troviamo le Terme di Vespasiano e la villa del figlio Tito, anche lui Imperatore romano. I due siti archeologici sono piuttosto vicini, caratterizzati dalla loro imponenza. Erano destinati nell’antichità a magnificare una grande quantità di acqua, che scendeva dalle montagne. Oggi di queste acque resta solo il lago di Paterno, sacro per molti popoli italici, chiamato da Marco Terenzio Varrone “Umbilicus Italiae”.
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Cittaducale, Civitas Ducalis, è una cittadina medievale, fondata da Carlo II d’Angiò nel 1308. Divenne sede vescovile ed ebbe il suo massimo splendore durante la Signoria di Margherita d’Austria, diventando un centro di grande importanza economica e politica. Il tessuto urbano ha pianta ellittica basata su due strade perpendicolari, è cinto da mura con una grande porta a nordest e caratteristiche torri difensive. Bellissima la piazza principale dove sorge la Cattedrale dedicata a Santa Maria del Popolo, in stile gotico-romanico, adiacente al palazzo Vescovile davanti ad un bellissimo campanile, il palazzo della Comunità affiancato dalla torre civica restaurato dal Vignola, la chiesa di Sant’Agostino dotata di un bellissimo portale. Merita una visita la Chiesa e il Monastero di Santa Caterina d’Alessandria retto da monache che seguono la regola di San Benedetto da Norcia. Va visitato nel monastero l’interessante museo di oggetti sacri, la biblioteca e il chiostro.
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Dalle tappe 7 o 7bis si prende da Canetra il treno della linea Terni – L’Aquila – Sulmona fino a Cittaducale, luogo di partenza suggerito per percorrere tutto l’anello. Dalla piazza principale di Cittaducale si percorre il Corso Giuseppe Mazzini, si esce dalla grande porta con a fianco la torre e si prosegue dritti lungo via Nazionale. Si gira ancora a destra davanti al monumento al Bersagliere e dopo pochi metri si gira a sinistra imboccando la via Ermenegildo Gioia in direzione est. Si procede sempre dritti su strade in parte sterrate fino ai ruderi delle Terme di Vespasiano.
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Tito Flavio Vespasiano fu Imperatore romano che governò Roma tra il 69 e il 79 D.C. Fu lui che costruì il Colosseo e che mise una tassa sugli orinatoi, che furono poi chiamati Vespasiani, risanando il bilancio dell’Impero.

Entrando nel recinto delle terme di Vespasiano si nota un grande tratto di basolato della antica via Salaria, dissestato dai terremoti successivi. Poi una enorme piscina di 60 x 24 m e sul lato nord resti di edifici romani con nicchie e gallerie retrostanti. Il complesso risale tra la fine del II° e l’inizio del I° secolo A.C. Già gli antichi romani come Varrone, Seneca, Plinio il Vecchio, Strabone, scrivevano dell’effetto terapeutico di queste acque acidule, solforose e ferrate ma fredde ghiacciate, che sgorgavano a cascata da sorgenti al centro del lato lungo della enorme vasca. A ovest della vasca doveva sorgere un mulino. Oggi ci sono i resti di una chiesa medievale dedicata a Santa Maria di Cesoni.
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Dalle Terme di Vespasiano è possibile scendere alla vicina via Salaria, seguirla per un centinaio di metri verso le Terme di Cotilia e raggiungere i resti della chiesa di San Vittorino, che dà il suo nome a tutta la pianura attraversata dai fiumi Velino e Peschiera.
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San Vittorino fu giustiziato in questo luogo dove è sorta la chiesa, imponendogli di respirare i vapori solforosi del ruscello che successivamente ha provocato lo sprofondamento della chiesa. Ancora oggi sul pavimento della chiesa scorre un’acqua copiosa e limpidissima.


Dalla chiesa di San Vittorino sfondata ed inclinata, utilizzata come scenario in diversi film, è preferibile tornare sui propri passi e risalire alle Terme di Vespasiano per proseguire lungo l’anello. Si esce dalla Terme in direzione Est, lasciando a sinistra le costruzioni romane sul lato corto della grande vasca e si sale lentamente verso il borgo di Paterno attraversando un fitto bosco di lecci. Giunti al fontanile del borgo, si volta a destra tra le case fino ad una sterrata che porta fuori dall’abitato. Si può proseguire lungo la strada asfaltata percorrendo un lungo tornante fino alla chiesetta di San Rocco ed imboccando una stradina sterrata pianeggiante di fronte alla chiesetta, seguendo cartelli indicanti la villa o le terme di Tito, oppure tagliare tra i prati. Non è ancora ben chiara la funzione di questa imponente costruzione, sembra sia una villa rustica con annesso impianto termale per le numerose canalizzazioni presenti nelle murature. Ne doveva risultare una cascata artificiale spettacolare, oggi irrealizzabile. La villa apparteneva alla famiglia dei Flavi, cui appartenevano gli Imperatori Vespasiano e il figlio Tito.

Dalla villa di Tito basta scendere attraverso un uliveto al lago di Paterno e si procede assieme alla ottava tappa, lungo la linea ferrata, fino ad arrivare alla sede della Associazione FIE “Micciani Unita”. Se si vuole continuare a percorrere l’anello di Cittaducale, si prosegue seguendo la strada sterrata verso il cimitero di Micciani, da oltrepassare affiancando la strada ferrata in direzione ovest. Si cammina su questa sterrata per circa 1,5 km e poi si sale alla strada asfaltata sovrastante fino ad arrivare dopo circa 2 km alla centrale elettrica di Cotilia. Questo è anche il punto in cui l’acqua di sopravanzo del Peschiera confluisce nel Velino alla destra del percorso. Si prosegue per altri 2 km fino a svoltare a destra su un ponte accostandoci nuovamente alla ferrovia. Si arriva alla chiesetta di Santa Maria di Sesto, dotata di un bel dipinto nella conca absidale. Dopo la visita va raggiunto un passaggio a livello dopo l’edificio della stazione di Cittaducale, si svolta a sinistra sotto al ponte della Salaria, poi a destra e infine a sinistra salendo lungo una scalinata che ci porta rapidamente alla piazza principale di Cittaducale da dove siamo partiti.

8bis 8bis – Grande Anello Archeologico di Cittaducale                                          traccia gpx                 traccia su Google Earth 20,0

 

 

 

Il sentiero europeo E1 nel nord del Lazio: le tappe

 

Updated: 23 Gennaio 2021 — 22:16
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