FIE Italia

Federazione Italiana Escursionismo

Sentiero Europeo E1 nel Nord del Lazio: Descrizioni e tracce GPS

SENTIERO EUROPEO E1 NEL NORD DEL LAZIO: DESCRIZIONI E TRACCE GPS

L’escursionista che è giunto a Castelluccio di Norcia scendendo da Nord a Sud ha ben tre alternative per giungere ad Accumoli in territorio laziale.

La prima alternativa, la più lunga, è quella che attraversa ad Est le terre cosidette “mutate”, ancora semidistrutte dal terribile terremoto del 2016. Si resta stupefatti dal tenace attaccamento dei popoli a queste terre montane, che offrono ancora buone possibilità di alloggio e di ristorazione con i prodotti tipici dei Monti della Laga. Frequentando questo itinerario, si fornisce anche un aiuto ed un incoraggiamento prezioso per le popolazioni dedite a far rinascere le attività locali in attesa della ricostruzione. Questo itinerario comporta lo sconfinamento nelle Marche, d’altra parte obbligatorio se l’ultima tappa dell’E1 Umbro ha portato l’escursionista in vetta al Monte Vettore (2476 m), in quanto da lì si scende solo a Forca di Presta, al confine tra Umbria e Marche. La prima tappa di questa alternativa permette di attraversare i borghi di Pretare, Piedilama e Borgo per finire ad Arquata del Tronto. La successiva tappa inizia da Arquata del Tronto e attraversa Camartina, Pescara del Tronto e Tufo. Quindi attraversa il confine tra Marche e Lazio e incontra alla Chiesetta della Madonna delle Coste il sentiero proveniente da Forca Canapine seguendolo fino ad Accumoli.

La seconda alternativa è quella più breve, quasi una scorciatoia. Da Castelluccio si scende al Piano Grande in direzione Sud, si passa vicino all’Inghiottitoio e si risale ai Monti del Sole fino a raggiungere Forca Canapine. Da Forca Canapine la tappa successiva si svolge nel Lazio, dai Pantani di Accumoli, alla Madonna delle Coste e quindi ad Accumoli.

Con la terza alternativa infine da Castelluccio di Norcia si sale in direzione Sud-Ovest verso il Poggio di Croce (1833 m) e si arriva a Forca Canapine aggirando il Monte Cappelletta nel suo versante Nord. La tappa successiva, da Forca Canapine ad Accumoli, è identica a quella dell’alternativa precedente.


ITINERARIO 1: DA CASTELLUCCIO DI NORCIA AD ARQUATA DEL TRONTO

DIFFICOLTÀ: medio.
DISLIVELLI: + 200 m. – 850 m.
ALTITUDINE: max 1540 m. ALTITUDINE: min. 650 m
LUNGHEZZA: Km. 19
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6,00 ore, S-N 7,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO

Si scende dalla piazza principale di Castelluccio di Norcia lungo la Via Dietro la Torre, proseguendo fino ad incontrare il sentiero Pié di Vallone davanti alla Fonte Le Monache. Si volta a destra e si percorre tutto il Pian Grande parallelamente alla strada asfaltata verso Forca di Presta (1540 m), ai piedi del Monte Redentore (2428 m). A Forca di Presta si esce dall’Umbria e si entra nelle Marche. Dopo circa 200 m di asfalto in direzione di Montegallo, si imbocca un sentiero che ci porta alla Fonte Cappella. Dopo un altro tratto di sentiero, si torna ancora brevemente su asfalto, che si lascia inoltrandoci a sinistra in un bosco, si incontra la Fonte Sicinere e con un largo giro si scende verso Sud attraversando alcuni tornanti della strada asfaltata, fino a raggiungere Pretare.

Pretare è il paese famoso per la leggenda delle fate, per la profetessa Sibilla e per il cavaliere medievale Guerrin Meschino. I monti Sibillini sono sempre stati meta nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, di maghi e negromanti ma anche di cavalieri erranti e uomini di cultura. La leggenda è una creazione letteraria nel secolo XV di Andrea da Barberino. Narra la leggenda che la cattiva maga Sibilla, le cui ancelle, bellissime ma con le zampe di capra per un maleficio, vivevano in una grotta del ripido pendio del Monte Vettore. Gelosa della felicità che c’era nel sottostante paese di Colfiorito, la maga provocò una imponente frana che lo rase al suolo e lo seppellì.

Pretare oggi vista dalla web camera

Dopo parecchio tempo giunsero sul posto alcuni pastori in cerca di pascoli. Le belle fate nottetempo si abituarono a scendere dal monte per incontrare i pastori, ma a tornare nella grotta alle prime luci dell’alba. Andò avanti così finché la maga se ne accorse e le rinchiuse in prigione.

Ma quando giunse il cavaliere Guerrin Meschino, che voleva incontrare la maga per sapere dove stavano i suoi genitori persi da bambino, la maga si innamorò di lui e lo sfidò a risolvere tre indovinelli. Il cavaliere li risolse e costrinse la maga a liberare le ancelle e cancellare il maleficio. Le fate quindi con i pastori fondarono Pretare dove prima c’era il paese distrutto dalla frana.

L’episodio viene rievocato ogni anno a Pretare nel mese di agosto alla presenza di una folla di turisti e di nostalgici del paese nativo.

Piedilama, Borgo e la torre di Arquata del Tronto

Da Pretare su sentiero accuratamente ripulito e mantenuto dalla locale Associazione “Arquata Potest” si raggiunge il piccolo paese di Piedilama, poi Borgo e infine Arquata del Tronto, spaventosamente deturpato dal terremoto.

Arquata del Tronto è l’unico comune italiano che appartiene a due aree protette, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed è sovrastato da una imponente Rocca medievale del XIII secolo. Sorge in una posizione strategica lungo la antica via Salaria, su un colle tra i monti a controllo degli scambi commerciali

Arquata del Tronto prima del terremoto

tra le aree tirreniche e le adriatiche, vicino al Fiume Tronto, terra di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie. La sua Rocca è stata frequentata da Giuseppe Garibaldi, Napoleone e dalla Regina Giovanna II D’Angiò del Regno di Napoli. Arquata è anche citata nella cronaca di viaggio che Carlo Magno intraprese nell’800 per recarsi a Roma per la sua incoronazione avvenuta la notte di Natale ad opera di Papa Leone III.

PUNTI D’ACQUA – Fonte Le Monache, Fonte di Valle Mosto, Fonte Cappella, Fonte delle Sicinere, Sorgente di S.Egidio.

PUNTI DI INTERESSE – Forca di Presta, Antica Fornace di Pretare, La Rocca di Arquata del Tronto.

STRUTTURE PER RISTORO N°4 (a Pretare Rifugio degli Alpini 347.0875331, a Piedilama L’Antico Bar 389.7975081, a Borgo Bar Ciccio 333.3269594)  E PERNOTTAMENTO N°2 (a Borgo  Centro Parrocchiale AGORA’ 349.3704083; a Trisungo B&b GL’URSE 340.589466 e a Spelonga Giardino dei Monti, 329.0197663)

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ITINERARIO 1bis: DA CASTELLUCCIO DI NORCIA A FORCA CANAPINE

DIFFICOLTÀ: facile.
DISLIVELLI: + 300 m. – 120 m.
ALTITUDINE: max 1600 m. ALTITUDINE: min. 1280 m
LUNGHEZZA: Km. 11,2
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 3,50 ore, S-N 3,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO

Dalla piazza principale di Castelluccio di Norcia si imbocca una strada senza nome,

Bosco di conifere con la forma dell’Italia

sterrata, che scende in direzione Sud-Ovest verso il Pian Grande e passa sotto il bosco di conifere a forma di Italia, alle pendici del Poggio di Croce (1837 m), creato dagli abitanti di Castelluccio in memoria del primo centenario dell’unità della Nazione.

Il Pian Grande, nella cornice dei monti che lo contornano da tutte le parti, nella seconda metà di giugno dà di sè uno spettacolo meraviglioso con una fioritura multicolore di una grande varietà di piante, tra cui quelle che producono le famose

Piano Grande di Castelluccio con fioriturapiccolissime e saporite lenticchie di Castelluccio.

Procedendo su strada sterrata, si incontra un grande fontanile e si procede ancora sempre in direzione Sud-Ovest, fino ad arrivare ai piedi del Monte Castello (1587 m). Qui si gira a sinistra e si procede fino ad attraversare la strada asfaltata ed andare oltre in direzione Sud passando accanto all’Inghiottitoio e al fosso dei Mergani, una serie di canali naturali che richiamano le acque di scioglimento della neve o meteoriche e le fanno convergere all’Inghiottitoio imbutiforme, profondo circa 20 m, tuttora inesplorato.

Dopo l’Inghiottitoio, il percorso gira a sinistra ai piedi della Costa Sassetti e poi a destra per risalire con un grande tornante i Monti del Sole fino al Rifugio omonimo. Dal Rifugio del Sole, su strada asfaltata in lieve discesa, si arriva a Forca Canapine, cosidetta per via della canapa che veniva coltivata e raccolta una volta nella zona.

PUNTI D’ACQUA – Fontanile sul Piano (352253E, 4740887N), Fontanile (352640E, 4734579N).

PUNTI DI INTERESSE – Piano Grande, Fioritura di fine giugno, Mergani e Inghiottitoio, Forca Canapine.

STRUTTURE PER RISTORO N°2 (Rifugio Perugia e Rifugio Monti del Sole, controllare apertura, sono danneggiati dal terremoto) E PERNOTTAMENTO N°0 (si consiglia di proseguire fine alla Madonna delle Coste, Agriturismo Alta Montagna Bio, 8 km discesa verso Accumoli).

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ITINERARIO 1tris: DA CASTELLUCCIO DI NORCIA, POGGIO DI CROCE, FORCA CANAPINE

DIFFICOLTÀ: medio.
DISLIVELLI: + 350 m. – 350 m.
ALTITUDINE: max 1750 m. ALTITUDINE: min. 1400 m.
LUNGHEZZA: Km. 14,2
FONDO: Sentiero, sterrato.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 4,00 ore, S-N 4,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

Un percorso tra monti, molto panoramico verso Est, sul Piano Grande e sulla Cima del Redentore (2428 m). Dalla piazza principale di Castelluccio di Norcia si va in salita alle falde del Monte Veletta (1615 m). Si procede ancora seguendo le deviazioni a sinistra, evitando la salita al Poggio di Croce (1837 m), ma mantenendosi poco più in basso, lo

Poggio di Croce, i luoghi del silenzio

si aggira mantenendosi sui 1700 m circa. Si arriva sopra alle Coste I Forconi a quota 1709 m, si sale a 1745 m seguendo la sterrata, che però da qui diventa sentiero. Si procede nel valico tra la Montagna Fusconi (1796 m) e il Colle Tosto (1777 m). Si comincia la discesa verso le Tre Fonti lasciando alla destra il Monte Valle Sirica (1753 m), il Monte Vetica (1714 m) e il Monte Ventòsola (1718 m) nel valico tra quest’ultimo e il Castellaccio (1664 m), fino a raggiungere la Costa Precino. Si raggiunge la strada asfaltata che scende ad un tornante al Rifugio Perugia, attualmente danneggiato dal terremoto. Lasciando il Rifugio alle spalle, si sale lungo la strada asfaltata per pochi metri, fino ad imboccare a destra una strada in direzione Est, alle falde dei Monti del Sole e del Monte Cappelletta (1654 m). Dopo aver incrociato un impianto per alcune sciovie, si sale lungo un sentiero fino al Rifugio Monti del Sole, percorrendo la stessa salita dell’itinerario 1bis. Dal rifugio si raggiunge Forca Canapine su asfalto in lieve discesa.

PUNTI D’ACQUA – Le Tre Fonti, Fontanile (352640E, 4734579N).

PUNTI DI INTERESSE – Percorso panoramico ma un po’ stretto tra i monti, sia a destra (zona verso Norcia), sia a sinistra (verso il Piano Grande).

STRUTTURE PER RISTORO N°2(Rifugio Perugia e Rifugio Monti del Sole, controllare apertura, sono danneggiati dal terremoto) E PERNOTTAMENTO N°0 (si consiglia di proseguire fine alla Madonna delle Coste, Agriturismo Alta Montagna Bio, 8 km discesa verso Accumoli).

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ITINERARIO N. 2 DA ARQUATA DEL TRONTO AD ACCUMOLI

DIFFICOLTÀ: medio.
DISLIVELLI: + 330 m, + 400 m. – 300 m, – 250 m.
ALTITUDINE: max 1130 m. ALTITUDINE: min. 700 m.
LUNGHEZZA: Km. 19,0
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6,00 ore, S-N 6,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO

Da Borgo di Arquata del Tronto si scende lungo la strada provinciale 89 asfaltata verso Arquata, si volta a sinistra lasciando a destra la strada che va a Piedilama e subito

Albergo Ristorante Camartina con vasca allevamento trote di Luigi Fiori

dopo, superato il ponte sul Fosso di Camartina, si svolta a destra lungo il fosso, entrando in una via più stretta a quota 678 m. Si prosegue, si passa un altro ponte, si attraversa il paesino di Camartina, si supera ancora il fosso su un ponticello. Il sentiero abbastanza evidente sale entrando nel bosco in direzione Nord-Ovest da Arquata, sotto al Monte Vettore (2476 m) per una lunghezza di 1200 m dal bivio di Camartina. Giunti a quota 800 m, si volta decisamente a sinistra in direzione Sud e si sale un po’ a zig zag, fino ad arrivare a quota 1070 m.

Lungo il percorso, in corrispondenza di una vecchia frana, si apre una vista meravigliosa sui Monti della Laga, le frazioni di Spelonga e Faete, la Valle del Tronto, i Monti Gemelli (Montagna dei Fiori, 1814 m e Montagna di Campli, 1718 m) sul fondo. Proseguendo si vede il borgo di Tisungo lungo il fiume Tronto e la Rocca di Arquata.

Si arriva infine su una carrareccia, si passa sotto il viadotto delle Tre Valli Umbre e si arriva ad un cimitero e dopo pochi metri sulla vecchia Salaria a Pescara del Tronto, completamente distrutta dal terremoto e da una frana. Poco dopo si incontra una fontana.

Dopo circa 2 km si arriva ad un bivio, si prende la strada di sinistra e si arriva al piccolissimo paese di Tufo.  Anche questo borgo è stato duramente colpito dal terremoto. Dopo l’ultima casa si gira a sinistra e si attraversa su un piccolo ponte il Rio di Capodacqua. Ancora a sinistra e poi a destra , si sale su una strada brecciata e si entra in un castagneto con alberi secolari. Si cammina lungo il confine tra Marche e Lazio a quota 915 m fino a svoltare a sinistra verso la Fonte Martina entrando nel Lazio in un bosco di querce, seguendo il sentiero che collegava Capodacqua con Accumoli e salendo fino a 1127 m di quota. Altro punto panoramico.

Lungo una comoda carrareccia, dopo Fonte Crocetta, si raggiunge l’Agriturismo Alta Montagna Bio e dopo pochi metri la chiesetta della Madonna delle Coste, dove la strada verso Accumoli prosegue assieme a quella proveniente da Forca Canapine. Dopo circa 1 km si raggiunge Accumoli.

PUNTI D’ACQUA – Fontana a Pescara del Tronto, Fonte a Tufo, Fonte Martina, Fonte Crocetta, Fonte Cupo.

PUNTI DI INTERESSE – Panorami spettacolari lungo il percorso, castagneti, boschi di querce, faggete.

STRUTTURE PER RISTORO – L’Osteria del Castello a Pescara del Tronto
PERNOTTAMENTO – Agriturismo Alta Montagna Bio.

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ITINERARIO 2bis DA FORCA CANAPINE AD ACCUMOLI

DIFFICOLTÀ: facile.
DISLIVELLI: + 100 m. – 750 m.
ALTITUDINE: max 1130 m. ALTITUDINE: min. 760 m.
LUNGHEZZA: Km. 11,0
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 3,50 ore, S-N 4,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO

Questo itinerario è la prosecuzione comune ai due itinerari 1bis e 1tris. Inizia da Forca Canapine, là dove la strada provinciale 64 delle Marche, effettuando una curva, prosegue nella strada provinciale 477 dell’Umbria.

Si procede in direzione Sud-Ovest tra ampi prati pianeggianti e si raggiungono i Pantani

Pantani di Accumoli dal web

di Accumoli, dove si dissetano le numerose mandrie di mucche e cavalli al pascolo. La zona è molto bella tutto l’anno, ideale anche in inverno per lo sci di fondo. Proseguendo si arriva al grande Fontanile Copelli. Poco più avanti si arriva ad una discesa verso Prate Piane, dove si percorre un tornante e infine si scende ripidi fino ad arrivare all’altezza dell’Agriturismo Alta Montagna Bio.

Dopo poche decine di metri si raggiunge la Chiesetta di Santa Maria delle Coste, transennata per via del terremoto. Dopo circa 1 km si raggiunge Accumoli, anch’esso severamente danneggiato dal terremoto.

PUNTI D’ACQUA – Fonte Copelli

PUNTI DI INTERESSE – Panorami spettacolari, Pantani di Accumoli, Chiesetta di Santa Maria delle Coste.

STRUTTURE PER RISTORO E PERNOTTO – Agriturismo Alta Montagna Bio con bungalow per campeggio.

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ITINERARIO 3 e 3bis DA ACCUMOLI AD AMATRICE
Nota: l’itinerario 3 è stato progettato per passare da un borgo all’altro lungo vecchi sentieri storici, ma ancora oggi alcuni di questi borghi non si possono attraversare a causa delle rovine provocate dal terremoto ed ancora pericolanti, per cui ne è vietato l’attraversamento, costituendo le cosidette “zone rosse”. Per aggirare le zone rosse è possibile percorrere l’alternativa 3bis invece della 3, dopo aver attraversato il fiume Tronto, allungando così il percorso totale da 13 km a 18,400 km. Mentre il percorso previsto avrebbe dovuto attraversare il centro di borghi come Fonte del Campo, Collalto, Casale, San Lorenzo a Flaviano, Rocchetta, Cornillo Vecchio, lunghe deviazioni costringono invece ad aggirarli. Quindi al momento viene descritto il percorso 3bis in attesa della ricostruzione.

DIFFICOLTÀ: medio.
DISLIVELLI: – 200 m, + 400 m, – 300 m, +180 m.
ALTITUDINE: max 1100 m. ALTITUDINE: min. 700 m.
LUNGHEZZA: Km. 18,3
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6,0 ore, S-N 6,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO

Il percorso inizia dal cimitero di Accumoli, si costeggia il campo sportivo e si raggiunge in discesa la strada asfaltata. Dopo un tornante si scende ulteriormente e si raggiunge il borgo di Libertino. Si attraversa la strada asfalta che dal lago di Scandarello va a Grisciano e si passa il ponte sul fiume Tronto in prossimità di Fonte del Campo. Si raggiunge la nuova Salaria e la si segue per pochi metri, fino ad uscirne percorrendo una stradina laterale.

Si lascia l’asfalto in prossimità dell’incrocio tra la Salaria e il bivio per Poggio Casoli a quota 747 m. Si taglia il lungo tornante della strada iniziando a salire in direzione Est fino a quota 1100 m. Qui giunti si prosegue in direzione Sud, passando accanto ai borghi di San Tommaso, San Capone e Collalto, si attraversa Cossito dopo aver intercettato e seguito una strada asfaltata, si arriva nei pressi di San Lorenzo a Flaviano su strada asfaltata e si arriva a Rocchetta senza entrare nel borgo. Si segue inizialmente la strada asfaltata verso Petrana, ma la si abbandona voltando a destra in prossimità di un fosso a quota 915 m, seguendo le indicazioni verso la Madonna di Filetta.

Ci avviciniamo nuovamente al Fiume Tronto in vicinanza del ponte Scandarello, ma, senza attraversarlo, lo lasciamo alla nostra destra proseguendo verso Cornillo Vecchio senza entrarci. Con un lungo giro riusciamo a scavalcarlo fino a raggiungere alcune strade asfaltate dirette ad Amatrice tramite lunghi tornanti, che si tagliano facilmente su sentieri.

PUNTI D’ACQUA – Fonte Faini prima di Collalto, Cossito.

PUNTI DI INTERESSE – Panorami lungo la Valle del Tronto, Borghi terremotati  in abbandono tra i Monti della Laga.

STRUTTURE PER RISTORO E PERNOTTO – Albergo diffuso Amatrice 346 305 1912, Agriturismo Amatrice di Benni a San Cipriano 0746 825193, Hotel Bar da Giovannino a San Cipriano 0746 825354, Ristorante La Campagnola Albergo La Fontana 0746 825378, Villaggio Lo Scoiattolo al Ponte a tre Occhi 0746 825086.

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ITINERARIO 4 DA AMATRICE A CITTAREALE

DIFFICOLTÀ: medio.
DISLIVELLI: + 430 m, – 500 m.
ALTITUDINE: max 1340 m. ALTITUDINE: min. 850 m.
LUNGHEZZA: Km. 21,2
FONDO: Sentiero, sterrato. asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 7,0 ore, S-N 7,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO

Da Amatrice si scende lungo la strada asfaltata in direzione della Salaria fino al punto dove sorgeva a destra l’Ospedale distrutto dal terremoto. Bisogna imboccare a sinistra un viottolo segnalato da frecce in direzione dell’Eremo Santa Croce, o sentiero CAI 381. Dopo circa 700 m si trova un bivio a destra con alcuni scalini da seguire in salita. Si arriva all’Eremo della Santa Croce e ad una enorme croce piantata in cima al colle, da cui si vede un panorama raggelante su tutta la piana dove una volta sorgevano fitti tutti gli edifici della bellissima città di Amatrice ed ora si vede un altopiano costellato di enormi buche e di gru. Sullo sfondo si ergono i bellissimi rilievi dei Monti della Laga.

Dall’Eremo della Santa Croce si prosegue ancora dritti fino ad un incrocio in cui si volta a sinistra in direzione del borgo di Colli. Su strada sterrata si segue un tornante e si procede sempre verso Ovest verso San Benedetto. Si giunge in vista del Lago di Scandarello, si segue la sua riva voltando a sinistra fino ad arrivare al Ponte a Cinque Occhi. Si passa il ponte e dopo circa 100 m si imbocca un sentiero in salita che ci permette di tagliare un lungo tornante della strada asfaltata. Proseguendo su questa si arriva al Casale Nibbi, un Caseifico molto attivo che vende i suoi ottimi formaggi anche per corrispondenza. Dopo Casale Nibbi si attraversa la Salaria e si procede verso Collegentilesco e poi Torrita.

A Torrita c’é un Bar e poco più avanti l’Agriturismo Fattoria Santarelli, una struttura che oltre all’attività ricettiva, porta avanti con passione l’attività agricola di famiglia e l’allevamento di mucche da latte al pascolo libero. E’ un ottimo posto per spezzare la lunga tappa verso Cittareale. Lasciata Torrita ci attende una lunga salita nel bosco in direzione del Monte Rozzo (1398 m) per evitare un fosso particolarmente profondo e un acquedotto. Il sentiero è ben segnato. La discesa inizia dopo aver raggiunto la quota di 1340 m. La discesa è graduale, tra grandi prati con erba alta. Dopo un largo giro in direzione Sud/Est bisogna abbandonare la sterrata e voltare a destra imboccando un sentiero seminascosto e poco segnalato a quota 1274 m. Dopo aver percorso la località Collevento si giunge al borgo di Casali di Sopra.

Il sentiero esce dal borgo in direzione Nord/Ovest e volta a sinistra dopo pochi metri verso Sud/Ovest, affianca un cimitero e prosegue effettuando un largo giro fino a volgersi in direzione Nord/Ovest e poi Nord percorrendo la Valle Falacrina, che conduce sotto Cittareale costeggiando il Fiume Velino. Su strada asfaltata si attraversa Vezzano e si giunge alla Fonte in località Cupello. Qui bisogna voltare a destra e salire a

Rocca di Re Manfredi

Cittareale tramite scorciatoie facilmente individuabili tra i lunghi tornanti, fino alla possente Rocca di Re Manfredi. La leggenda narra che qui sia sepolto il figlio Manfredi di Federico II di Svevia. La Rocca è un possente fortino militare che doveva controllare gli scambi commerciali tra il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio. Ha una strana forma a cuneo orientato a nord, sovrastato da una terrazza panoramica da cui si gode un meraviglioso spettacolo sulle montagne circostanti. Per l’ingresso nella Rocca è previsto un ponticello da cui si scende all’interno.

A Cittareale è consigliata la visita al Museo che conserva i reperti della villa in cui pare sia nato nell’anno 9 d.C. l’Imperatore romano Tito Flavio Vespasiano, i cui scavi, attualmente ricoperti, si trovano in località Pallottini, un paio di km a sud di Cittareale.

PUNTI D’ACQUA – Fonte a Collegentilesco e a Torrita, Fonte a Cupello sotto Cittareale, Fonte alla Rocca.

PUNTI DI INTERESSE – Eremo della Santa Croce, Lago di Scandarello e Ponte a Cinque Occhi, Valle Falacrina, Cittareale, Rocca di Re Manfredi visitabile su appuntamento, Museo Civico di Cittareale, Chiesa di Santa Maria Assunta, Chiesa di San Silvestro, Chiesa di San Pietro, Santuario Madonna di Capodacqua.

STRUTTURE PER RISTORO E PERNOTTO – Ristorante Pizzeria La Valle a Torrita, Bar Barcollo a Torrita, Agriturismo Fattoria Santarelli a Torrita, Agriturismo Lu Ceppe a Cupello, Ristorante Pizzeria Chalet Miravalle a Cittareale.

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La quinta tappa inizia dalla possente Rocca di Re Manfredi di Cittareale, dove Dopo l’attraversamento del borgo, si scende lungo la via del Santuario ad un fontanile in località Cupello e ci si dirige verso ovest. Costeggiando il cimitero si raggiunge il Santuario della Madonna di Capo d’Acqua che sorge a pochi metri dalle sorgenti del fiume Velino, là dove una pastorella trovò una statuetta della Madonna col bambino immersa nell’acqua della sorgente del fiume Velino. A questo ritrovamento è stato attribuito il miracolo della fine di un lungo periodo di siccità. Siamo infatti sulle falde del Monte Pizzuto o Pozzoni, alto 1903 m. Dal Santuario si segue una stradina lungo la Costa delle Croci verso la Valle dell’Acqua Santa, si oltrepassa il relativo fosso e si giunge all’acquedotto alimentato dall’omonima fonte. Da qui si risale al Colle della Croce seguendo un ripido stretto sentiero e si raggiunge una stradina che ci porta in discesa ad attraversare il borgo di Conca. Va osservato il fontanile del borgo, in cui sono stati incastonati diversi importanti reperti archeologici prelevati dalla villa romana in cui pare abbia avuto i natali l’Imperatore Vespasiano. Si prosegue lungo un sentiero piuttosto scosceso fino ad incrociare una stradina sterrata. Qui si gira a destra, ma proseguendo dritto si può raggiungere dopo 200 m la località Pallottini dove sorgeva la lussuosissima villa natale dell’Imperatore Vespasiano, arricchita da pavimenti di marmo policromo. Purtroppo i resti archeologici di questa villa non sono oggi visitabili.  Si torna indietro all’incrocio del sentiero E1 e si prosegue verso Sud per raggiungere la vecchia via Salaria, parallela alla nuova, fino a raggiungere Bacugno e poi Posta senza alcuna difficoltà.

La sesta tappa del sentiero E1 inizia da Posta, che è stato un paese di confine tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie. Il suo nome deriva proprio dalla Posta o Dazio che bisognava pagare attraversando il confine dall’una o dall’altra parte. Il luogo è stato nei secoli un importante centro commerciale tra il Tirreno e l’Adriatico, lungo la Salaria su cui avveniva il trasporto del sale, fondamentale per l’alimentazione delle greggi, oltre che per la conservazione degli alimenti. Nella collina di fronte a Posta sorgeva una volta il castello fortificato di Machilone, assalito e distrutto dagli aquilani nel 1299. Gli abitanti sopravvissuti del castello e del vicino borgo ottennero l’autorizzazione a fondare un nuovo centro abitato a debita distanza dal precedente insediamento, scegliendo l’attuale posizione di Posta adiacente alla via Salaria.

Affresco dell’antico mercato

Il percorso E1 inizia attraversando il caratteristico borgo, salendo lungo alcune belle scalinate fino alle vecchie mura, dove sorge una porta fortificata, che doveva costituire l’ingresso al mercato. Notevole l’affresco sotto le arcate di questa porta dove sono annotati i prezzi dei vari prodotti commercializzati nel mercato. Per accedere al mercato oggi occorre aggirare la porta lateralmente all’esterno giungendo ad un piazza retrostante, dedicata a San Francesco, su cui si affacciano il convento omonimo ed una Chiesa. Dalla piazza si sale lasciando a sinistra una seconda piazza più alta e costeggiando una casa su stradina sterrata. Si raggiunge un bivio, dotato di alcune frecce montate su un palo, che indicano la direzione da prendere in salita per raggiungere il monte di Cambio e il rifugio Sebastiani. Il sentiero E1 invece gira a sinistra e procede su un sentiero pianeggiante. Ad un bivio successivo va ancora ignorato il sentiero che sale verso il Casale Ara Grande e si devia a sinistra, lungo un sentiero serpeggiante in salita fino ad una carrareccia. Qui giunti, si gira ancora a sinistra e si segue la carrareccia in discesa, curvando a destra e passando davanti alla fonte Fratolo. Quando la strada gira a sinistra tornando verso Posta, la si abbandona e si prosegue dritti in piano in un campo di fieno tenendo alla nostra sinistra una siepe di confine, per 50 m. Si scende ancora a sinistra seguendo un’altra siepe di confine, fino ad un evidente sentiero in ripida discesa diretto ai Casali di San Giovanni. Subito prima dei casali, alcuni segni ci suggeriscono di svoltare a destra sul sentiero che ci fa attraversare tra saliscendi un bosco di pini di consolidamento del terreno. Scendendo ulteriormente si arriva ad una sterrata, da percorrere girando a destra. Quando questa finisce, bisogna svoltare a sinistra passando sotto un ponte della nuova Salaria e risalire nel bosco seguendo i segni evidenti. In cima al colle fare attenzione ad un punto in cui bisogna voltare a sinistra abbandonando il sentiero che prosegue dritto. Svoltando a sinistra si percorre un facile sentiero in discesa a tornanti, mentre proseguendo dritti si giungerebbe ad un tratto ripidissimo e pericoloso. Arrivati quasi in fondo, si gira a destra su un sentiero pianeggiante che segue il costone ma che taglia un pendio alquanto ripido. Il sentiero porta ad un ponte romano ristrutturato che scavalca il Velino e scende mediante una scalinata sulla vecchia Salaria. Girando a destra, si raggiunge il primo fontanile di Sigillo. Dalla vecchia Salaria si scende nel centro abitato di Sigillo tramite una scalinata. Qui, per la prosecuzione lungo il sentiero E1, si pongono due alternative: la prima decisamente estiva, la 6bis, da scegliere soltanto se l’acqua del fiume Velino è abbastanza bassa da consentire un facile guado. La relativa descrizione segue nel paragrafo seguente. La seconda è quella normale. Il sentiero E1 risale lungo il torrente Scura su stradina sterrata verso ovest fino ad un guado a sinistra, all’incrocio con una strada proveniente da destra che sale verso Le Casette, un vecchio borgo quasi abbandonato. Normalmente il guado del torrente è facile, ma attenzione! Il torrente Scura nel periodo invernale può diventare tumultuoso (qualche anno fa c’era un ponte in quel punto, spazzato via dal torrente). Effettuato il guado, risalendo per pochi metri il corso del torrente, si svolta ancora a sinistra seguendo la freccia che indica il Monte Brecciaro (1954 m, sentiero CAI 344). La salita nel bosco di faggi è varia, inizia costeggiando un fosso, poi si sviluppa a tornanti. Arrivati poco sotto il Colle Mastrozza, a quota 1100 m, si lascia questo sentiero e si svolta a sinistra seguendo i segni, si aggira il Colle, si arriva ad un bel punto panoramico verso nord, cioè verso il Monte di Cambio, la Vallonina e il Terminillo. Qui si gira a destra in direzione Sud verso il borgo di Micigliano, percorrendo un sentiero a mezza costa quasi pianeggiante, che si sviluppa lungo un terreno a forte pendenza e molto panoramico, sovrastante la Valle d’Inferno, quasi a precipizio sul borgo di Lodonero nascosto nelle Gole del Velino. Lungo il sentiero si trovano una serie di piccole fonti come la Fonte Mastrozza e altre cascatelle, si attraversa una zona di pini di rimboschimento e si giunge ad una sterrata in lieve salita. Raggiungiamo un grande abbeveratoio vicino alla Fonte Regnola oggi interrata e ad un casale con stalle. Proseguendo su asfalto si arriva al centro del borgo di Micigliano, famoso per i suoi castagneti.

La variante 6bis inizia da Sigillo, entra nelle spettacolari Gole del Velino seguendo il corso del fiume, permette l’osservazione dei resti archeologici della vecchia Salaria romana, che si sviluppava con il basolato, i contrafforti ed il taglio delle rocce ad un livello lievemente superiore rispetto al sentiero che si percorre, ma comporta però l’effettuazione di ben 6 guadi del fiume Velino. E’ quindi percorribile soltanto d’estate, quando il livello dell’acqua del fiume è sufficientemente basso da permetterne il guado senza problemi.

Dalla piazzetta principale di Sigillo si risale alla vecchia Salaria, che si segue per circa 1,5 km fino ad oltrepassare sotto un ponte la nuova Salaria. Si risale su un sentiero che lascia a destra una galleria semiaperta della nuova Salaria e a sinistra lo spettacolo delle Gole del Velino. Notevoli le “vene rosse” a destra, un taglio nella roccia di colore rossastro lungo 180 metri ed alto 16, che una leggenda popolare attribuisce all’azione diabolica di Cecco d’Ascoli, condannato al rogo dall’inquisizione romana nel 1327, ma in realtà parte delle opere di ingegneria realizzate dai romani per il passaggio della Salaria. Più avanti troviamo altri tagli delle rupi effettuate dai romani per lo stesso scopo. Salendo su un breve sentiero troviamo i resti di basolato della antica via, sotto ad un imponente taglio della roccia. Ridiscendendo sul sentiero troviamo la pietra miliare della antica strada consolare che segna il miglio LXVIII da Roma, alta 2,35 m e vicino il Masso dell’Orso, una rupe che si erge quasi verticalmente, tagliata dai romani per un’altezza di 30 m per 20 m di lunghezza, un muro di sostruzione della via in opera poligonale alto 3,30 m e lungo 9, con le bocche per lo scolo dell’acqua al di sotto del basolato della antica Salaria. La tappa prosegue per 800 m lungo la nuova Salaria (attenzione alle auto velocissime) e poi si inoltra nel bosco seguendo una stradina che guada il fiume Velino passando dalla riva destra alla riva sinistra del fiume e viceversa.  Si arriva all’abbazia benedettina fortificata dei Santi Quirico e Giuditta del X secolo, con un bellissimo campanile, importante centro di potere nel medioevo, abbandonata nel 1600 e oggi trasformata in ristorante.

La settima tappa del sentiero E1 inizia a Micigliano; dalla piazzetta principale è preferibile risalire appena fuori del borgo e prendere la strada sterrata dei castagneti in direzione Sud seguendo una freccia che indica il Rifugio Sebastiani, ma abbandonando dopo pochi metri questa direzione e proseguendo decisamente verso sud. Giunti ad una piazzetta si consiglia la seconda stradina sterrata a destra, che taglia un po’ di tornanti della strada per i mezzi motorizzati, necessari però per la raccolta delle castagne. Si tratta di una scorciatoia tra bellissimi castagneti, ma saremo sempre costretti a seguire un lungo tornante prima di raggiungere il grande Fosso dei Maiori. Attenzione a svoltare a destra seguendo i segni per effettuare un guado del fosso e poi risalire lungo una stradina a tornanti piuttosto ripidi fino ad arrivare in cima al colle, dove si incrocia a sinistra una stradina proveniente da Borgo Velino. Si volta invece a destra su una piacevole strada sterrata sempre tra i castagneti, fino a raggiungere una strada asfaltata. Girando a sinistra, si raggiunge il piccolo borgo di Ville di Castel Sant’Angelo. Si attraversa il borgo passando accanto al suo fontanile e si scende sempre in direzione sud lungo un sentiero che taglia dritto alcuni lunghi tornanti della strada asfaltata fino a scendere lungo il muro di confine di un cimitero. Si arriva così nella piazza del Comune di Castel Sant’Angelo, che riunisce diverse frazioni come Canetra, Mozza, Villa Ornaro, Pagliara, Paterno, Piè di Castello, Piedimozza, Ponte Alto, Ponte Basso, Ponte Santa Margherita, ecc., borghi ricchi di storia, di castelli, di torri e di chiese, frequentati già dall’epoca romana. Canetra in particolare è lungo la via Salaria ed è dotata di stazione  lungo la linea ferroviaria Terni – Sulmona. Con questa tappa si raggiunge la piana di San Vittorino, dove il fiume Velino, proveniente dal Nord, descrivendo un’ampia curva, si dirige verso Ovest, ricevendo anche le acque copiosissime del Peschiera, quelle che rimangono dopo la massiccia captazione per alimentare l’acquedotto per Roma. Il Peschiera esce da una bellissima grotta sotto la Costa di Sant’Erasmo e il Monte Nuria, purtroppo non più visitabile per motivi di sicurezza.

La variante 7bis prosegue dall’Abbazia benedettina dei Santi Quirico e Giuditta e si sviluppa tutta su sentiero, seguendo il corso dell’antica via romana. Non è necessario effettuare nessun guado, in quanto procede interamente lungo la riva sinistra del fiume Velino. Lungo la via si trova qualche piccolo segno poco significativo dell’antico passaggio della vecchia Salaria Romana. Si arriva ad Antrodoco dove un ponte ci riporta sulla riva destra del Velino. Si attraversa Antrodoco passando davanti alla stazione della ferrovia Terni – L’Aquila. Ad Antrodoco si vede la sovrastante sagoma del Monte Giano, 1820 m, con la scritta DVX , composta da un boschetto di pini opportunamente piantati e potati. E’ interessante una visita all’Abbazia di Santa Maria extra Moenia e al vicino Battistero. Antrodoco è noto per essere stato il centro di quella che è considerata la prima battaglia risorgimentale: fra il 7 e il 9 marzo 1821 qui si scontrarono le truppe napoletane capitanate da Guglielmo Pepe e l’esercito austriaco, guidato dal generale Frimont. Pepe ebbe la peggio e Frimont venne ricompensato dal suo re, Ferdinando I, con il titolo di Principe di Antrodoco. Nel 1860 Antrodoco, già parte del Regno delle due Sicilie, diventò parte del Regno d’Italia generando la resistenza popolare all’invasore sabaudo-piemontese con la cosiddetta banda di Antrodoco.

Da Antrodoco il sentiero E1 prosegue sempre lungo la riva destra del fiume lasciando alla sua sinistra anche Borgo Velino, anch’esso ricco di storia. Il ricongiungimento con la via principale del sentiero E1 avviene davanti al cimitero di Canetra, dopo aver oltrepassato Borgo Velino. Si prosegue nella piazza del Comune di Castel Sant’Angelo.

L’ottava tappa del sentiero E1 è concepita per chi ha fretta di arrivare alla meta finale saltando a pié pari il grande anello archeologico di Cittaducale. Dalla piazza davanti al Comune di Castel Sant’Angelo nella frazione di Canetra, si imbocca una strada sterrata verso Ovest, che ci consente di evitare il traffico automobilistico della Salaria. Girando poi a Sud si perviene alla chiesetta altomedievale di San Rocco. Si prosegue lungo una

Il lago di Paterno con Paterno e la villa di Tito

strada asfaltata verso il laghetto di Paterno, definito da Marco Terenzio Varrone “Umbilicus Italiae”, un lago di origine carsica, profondo circa 54 m, alimentato da sorgenti sotterranee. Arrivati al lago si svolta a sinistra per raggiungere ed attraversare la Salaria. Si volta a sinistra in direzione di Antrodoco, ma dopo il Bar, a destra si attraversa un passaggio a livello e si prosegue su sterrata lungo la ferrovia in direzione Sud-Ovest per circa 1,5 km. La sterrata termina con un passaggio sotto la ferrovia, si sale su una strada asfaltata, si gira a sinistra percorrendo un ponte sul Velino. La strada porta davanti alle Sorgenti del Peschiera che forniscono l’acqua potabile a tutta Roma, prosegue passando davanti alla Mola Scorretti in direzione di Micciani. In corrispondenza di un edificio sulla destra della strada asfaltata dove c’é la sede della Associazione FIE “Micciani Unita”, sul lato opposto della strada inizia uno stretto sentiero in salita che taglia il tornante e porta sulla piazzetta panoramica di Micciani. Da questa piazzetta sale un sentiero, a fianco di alcune case, in direzione sud-est che incrocia a quota 685 m un sentiero proveniente da Calcariola e dalla vicina fonte Molendi. Da questo incrocio si gira a sinistra in salita in direzione nord fiancheggiando un piccolo cimitero su stradina asfaltata e si sale di nuovo su sentiero in direzione nord-est fino alla piazzetta di Pendenza, 758 m di quota. Qui c’è un grande fontanile al coperto e un lavatoio. Salendo fino alla torre si può godere di un panorama stupendo su tutta la Valle di San Vittorino, dove il fiume Velino fa una grande curva in direzione di Rieti e si unisce al Peschiera. E’ perfettamente visibile Cittaducale, il borgo di Paterno, il lago di Paterno e a sinistra le colline su cui sorge Calcariola con il suo castello.

Il grande anello archeologico di Cittaducale è la tappa alternativa alla precedente per un tuffo nella storia, nella archeologia e nella natura di questo luogo, tanto importante da dover prendere in considerazione una sosta dormendo una notte a Cittaducale, o a Castel Sant’Angelo e spendere una giornata intera per effettuare un giro completo della piana di San Vittorino.
Siamo giunti nel luogo conosciuto già dai tempi degli antichi romani dove il fiume Velino fa una grande curva verso Ovest nella piana di San Vittorino e si unisce al Peschiera, dopo che le sue acque, captate in buona parte per alimentare gli acquedotti di Roma, escono da una grande grotta sotto il monte Nuria. Qui troviamo le Terme di Vespasiano e la villa del figlio Tito, anche lui Imperatore romano. I due siti archeologici sono piuttosto vicini, caratterizzati dalla loro imponenza. Erano destinati nell’antichità a magnificare una grande quantità di acqua, che scendeva dalle montagne. Oggi di queste acque resta solo il lago di Paterno, sacro per molti popoli italici, chiamato da Marco Terenzio Varrone “Umbilicus Italiae”.


Cittaducale, Civitas Ducalis, è una cittadina medievale, fondata da Carlo II d’Angiò nel 1308. Divenne sede vescovile ed ebbe il suo massimo splendore durante la Signoria di Margherita d’Austria, diventando un centro di grande importanza economica e politica. Il tessuto urbano ha pianta ellittica basata su due strade perpendicolari, è cinto da mura con una grande porta a nordest e caratteristiche torri difensive. Bellissima la piazza principale dove sorge la Cattedrale dedicata a Santa Maria del Popolo, in stile gotico-romanico, adiacente al palazzo Vescovile davanti ad un bellissimo campanile, il palazzo della Comunità affiancato dalla torre civica restaurato dal Vignola, la chiesa di Sant’Agostino dotata di un bellissimo portale. Merita una visita la Chiesa e il Monastero di Santa Caterina d’Alessandria retto da monache che seguono la regola di San Benedetto da Norcia. Va visitato nel monastero l’interessante museo di oggetti sacri, la biblioteca e il chiostro.


Dalle tappe 7 o 7bis si prende da Canetra il treno della linea Terni – L’Aquila – Sulmona fino a Cittaducale, luogo di partenza suggerito per percorrere tutto l’anello. Dalla piazza principale di Cittaducale si percorre il Corso Giuseppe Mazzini, si esce dalla grande porta con a fianco la torre e si prosegue dritti lungo via Nazionale. Si gira ancora a destra davanti al monumento al Bersagliere e dopo pochi metri si gira a sinistra imboccando la via Ermenegildo Gioia in direzione est. Si procede sempre dritti su strade in parte sterrate fino ai ruderi delle Terme di Vespasiano.


Tito Flavio Vespasiano fu Imperatore romano che governò Roma tra il 69 e il 79 D.C. Fu lui che costruì il Colosseo e che mise una tassa sugli orinatoi, che furono poi chiamati Vespasiani, risanando il bilancio dell’Impero.

Entrando nel recinto delle terme di Vespasiano si nota un grande tratto di basolato della antica via Salaria, dissestato dai terremoti successivi. Poi una enorme piscina di 60 x 24 m e sul lato nord resti di edifici romani con nicchie e gallerie retrostanti. Il complesso risale tra la fine del II° e l’inizio del I° secolo A.C. Già gli antichi romani come Varrone, Seneca, Plinio il Vecchio, Strabone, scrivevano dell’effetto terapeutico di queste acque acidule, solforose e ferrate ma fredde ghiacciate, che sgorgavano a cascata da sorgenti al centro del lato lungo della enorme vasca. A ovest della vasca doveva sorgere un mulino. Oggi ci sono i resti di una chiesa medievale dedicata a Santa Maria di Cesoni.


Dalle Terme di Vespasiano è possibile scendere alla vicina via Salaria, seguirla per un centinaio di metri verso le Terme di Cotilia e raggiungere i resti della chiesa di San Vittorino, che dà il suo nome a tutta la pianura attraversata dai fiumi Velino e Peschiera.


San Vittorino fu giustiziato in questo luogo dove è sorta la chiesa, imponendogli di respirare i vapori solforosi del ruscello che successivamente ha provocato lo sprofondamento della chiesa. Ancora oggi sul pavimento della chiesa scorre un’acqua copiosa e limpidissima.


Dalla chiesa di San Vittorino sfondata ed inclinata, utilizzata come scenario in diversi film, è preferibile tornare sui propri passi e risalire alle Terme di Vespasiano per proseguire lungo l’anello. Si esce dalla Terme in direzione Est, lasciando a sinistra le costruzioni romane sul lato corto della grande vasca e si sale lentamente verso il borgo di Paterno attraversando un fitto bosco di lecci. Giunti al fontanile del borgo, si volta a destra tra le case fino ad una sterrata che porta fuori dall’abitato. Si può proseguire lungo la strada asfaltata percorrendo un lungo tornante fino alla chiesetta di San Rocco ed imboccando una stradina sterrata pianeggiante di fronte alla chiesetta, seguendo cartelli indicanti la villa o le terme di Tito, oppure tagliare tra i prati. Non è ancora ben chiara la funzione di questa imponente costruzione, sembra sia una villa rustica con annesso impianto termale per le numerose canalizzazioni presenti nelle murature. Ne doveva risultare una cascata artificiale spettacolare, oggi irrealizzabile. La villa apparteneva alla famiglia dei Flavi, cui appartenevano gli Imperatori Vespasiano e il figlio Tito.

Dalla villa di Tito basta scendere attraverso un uliveto al lago di Paterno e si procede assieme alla ottava tappa, lungo la linea ferrata, fino ad arrivare alla sede della Associazione FIE “Micciani Unita”. Se si vuole continuare a percorrere l’anello di Cittaducale, si prosegue seguendo la strada sterrata verso il cimitero di Micciani, da oltrepassare affiancando la strada ferrata in direzione ovest. Si cammina su questa sterrata per circa 1,5 km e poi si sale alla strada asfaltata sovrastante fino ad arrivare dopo circa 2 km alla centrale elettrica di Cotilia. Questo è anche il punto in cui l’acqua di sopravanzo del Peschiera confluisce nel Velino alla destra del percorso. Si prosegue per altri 2 km fino a svoltare a destra su un ponte accostandoci nuovamente alla ferrovia. Si arriva alla chiesetta di Santa Maria di Sesto, dotata di un bel dipinto nella conca absidale. Dopo la visita va raggiunto un passaggio a livello dopo l’edificio della stazione di Cittaducale, si svolta a sinistra sotto al ponte della Salaria, poi a destra e infine a sinistra salendo lungo una scalinata che ci porta rapidamente alla piazza principale di Cittaducale da dove siamo partiti.

Updated: 12 Aprile 2021 — 00:38
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