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Tracce di Annibale sul Monviso?

Gli elefanri di Annibale attraversano il Rodano (dipinto di Henri Motte)

Il condottiero cartaginese Annibale è, da sempre, considerato uno dei più grandi generali della storia. Osò infatti sfidare il grande Impero romano e lo mise in gravissima difficoltà.

I libri scolastici di ogni ordine e grado non dimenticano mai di citare l’episodio dello scavalcamento delle Alpi con un esercito imponente supportato da cavalli ed elefanti. Mentre il numero degli uomini è avvolto nell’incertezza, dato che le fonti lo fanno variare fra i 30.000 e gli 80.000, sul numero di elefanti, circa 40 (alcuni dicono 37), gli storici sono concordi.

Annibale

Esula naturalmente dai fini di questo articolo ripercorrere la storia dell’invasione cartaginese del 218 a.C. Sappiamo che rimase a scorrazzare in lungo e in largo per l’Italia all’incirca per 15 anni e che fu costretto a rientrare in patria nel 203 a.C. a causa della controffensiva romana sulle coste africane. Quello che interessa è, invece, cercare di capire come sia stato possibile, con gli strumenti dell’epoca compiere un’impresa che, anche ai giorni nostri, sembra un parto della fantasia più che un fatto realmente accaduto. Eppure…

La decisione di Annibale di attaccare Roma passando per le Alpi è stata, da sempre, ritenuta una delle tattiche militari più brillanti del mondo antico. Probabilmente questa decisione venne determinata dal fatto che l’Impero aveva il controllo dei mari e che i pochi passaggi attraverso la catena montuosa erano fortemente presidiati. Proviamo quindi a immaginarci Annibale che, disperatamente, cerca un passaggio attraverso quella che gli appare una invalicabile muraglia di rocce, ghiaccio e neve; tornare indietro non si può, non sarebbe concepibile, ma bisogna comunque fare in fretta per non sfiancare ulteriormente l’esercito già provato da un lunghissimo viaggio.

Annibale (o chi per lui) si inventa chimico. Applica un sistema per sgretolare le rocce e renderle “scalabili” a uomini e animali. Fa raccogliere enormi quantitativi di legname, li fa bruciare vicino alle rocce che ostruiscono il passaggio, le fa cospargere di aceto, di nuovo il fuoco, di nuovo l’aceto, fino a che i pietroni non diventano facilmente frantumabili a colpi di martello; e così via fino a passare dall’altra parte delle Alpi (v. il breve approfondimento: I cartaginesi maestri di costruzioni stradali).

Il passo del Colle delle Traversette (2950 m. slm) da cui sarebbe transitato Annibale

Nessuno sapeva, però, dove i cartaginesi fossero riusciti ad aprirsi il sentiero. C’era chi sosteneva fosse passato da Moncenisio, o dal Piccolo San Bernardo, o dal Monginevro, l’Autaret, il Tenda, il Maddalena, ma su questo mistero si sta forse aprendo oggi qualche spiraglio di luce. L’anno scorso, una missione scientifica ha identificato nell’area delle Traversette, nei pressi del Monviso, un enorme deposito di sterco equino – giustificabile soltanto con la presenza di un ingente numero di cavalli fermi in quel punto all’abbeverata – a una quarantina di centimetri di profondità. Questo accumulo è stato ritenuto compatibile con il passaggio di un grande esercito e uno studio pubblicato sulla rivista Archeometry è giunto a questa conclusione mediante una combinazione di analisi genetica microbica, chimica ambientale, analisi dei pollini e varie tecniche geofisiche che hanno fatto emergere anche la presenza di un antico stagno o laghetto.

In queste settimane, una spedizione scientifica guidata dal geomorfologo Bill Machaney della York University di Toronto (Canada) è tornata sul posto per esplorare il Parco del Monviso tra il Pian del Re e il Colle delle Traversette e seguire gli indizi lasciati oltre duemiladuecento anni fa dal condottiero cartaginese e dal suo esercito.

Probabilmente è presto per mettere la parola fine a questa storia, ma la vicenda è affascinante e merita di essere raccontata; ma forse presto potremo anche noi riprercorrere il “sentiero di Annibale”.

Fonti:

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