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Stambecco delle Alpi

lo stambecco delle Alpi

Lo stambecco delle Alpi (Capra ibex, L., 1758) è un mammifero dell’ordine degli Artiodattili, della famiglia dei Bovidi e della sottofamiglia dei Caprini, diffuso lungo l’Arco alpino.

Centomila anni fa, lo stambecco viveva in tutte le regioni rocciose dell’Europa centrale. Fu anche fonte di ispirazione per i popoli del Paleolitico, che lo disegnavano nelle grotte in cui vivevano, come appare nelle pitture murali delle grotte di Lascaux in Francia.

Fino al XV secolo era presente lungo tutto l’Arco alpino, ma lo sviluppo delle armi da fuoco segnò ben presto la sua fine in quei territori. La medicina dell’epoca, poi, centrata prevalentemente sulla superstizione, gli fu fatale. Le corna, ridotte in polvere, venivano utilizzate come rimedio contro l’impotenza e il suo sangue come rimedio contro i calcoli renali. Lo stomaco, infine, fu indicato per combattere la depressione. Queste credenze persistettero fino al XIX secolo, quando ormai si contavano solo qualche centinaio di individui nelle Alpi italiane e francesi, mentre era completamente scomparso in Svizzera.

La specie deve la sua sopravvivenza alla famiglia reale italiana. Fu infatti il re Vittorio Emanuele II che, per riservarli alla sua caccia personale, nel 1856 fece proteggere gli ultimi esemplari in una riserva privata situata in Valsavarenche dove, per suo ordine, un gruppo di guardiacaccia li proteggeva dagli altri cacciatori. A oggi, la Valle d’Aosta è l’unica regione dell’Arco alpino in cui la specie non sia mai scomparsa in tempi storici.

Distribuzione e habitat

Esemplare di stambecco nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Lo stambecco è attualmente diffuso in tutto l’Arco alpino, dalle Alpi Marittime a Ovest sino alle Alpi di Carinzia e di Slovenia a Est, ad altitudini comprese tra 500 e 3000 m. slm. Sebbene il suo areale si sia notevolmente ampliato nel corso del XX secolo, la sua distribuzione è tuttora abbastanza frammentaria.

Fatta eccezione per quella del Parco Nazionale del Gran Paradiso, tutte le attuali popolazioni sono frutto di reintroduzioni (Francia, Svizzera, Austria e Germania) o di nuove introduzioni (Slovenia e Bulgaria).

Negli anni Novanta del secolo scorso è stata stimata una popolazione complessiva di circa 30.000 esemplari. Di questi circa 15.000 vivono in Svizzera, 10.000 in Francia, 9.700 in Italia, 3.200 in Austria, 250 in Slovenia e 220 in Germania.

Il suo habitat tipico è costituito dagli ambienti rocciosi di alta quota, al di sopra della linea degli alberi. I costoni rocciosi scoscesi esposti a Sud ricchi di vegetazione erbacea sono l’ambiente preferito. A livello subalpino li si può incontrare in aree aperte e soleggiate con presenza di affioramenti rocciosi.

È presente in numerose aree naturali protette, fra cui: il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Parco Nazionale dello Stelvio, il Parco Naturale Alta Valsesia, il Parco Naturale delle Dolomiti di Ampezzo, il Parco Regionale dell’Adamello, il Parco Naturale Adamello Brenta, il Parco Naturale delle Alpi Marittime, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi e il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche in Italia; il Parco nazionale della Vanoise, il Parco nazionale des Écrins e il Parco nazionale del Mercantour in Francia; il Parco nazionale Kalkhochalpen in Austria.

Conservazione

Giunta a un passo dalla estinzione nel corso del XIX secolo, la specie si è salvata grazie alla creazione, nel 1856, della Riserva reale di caccia del Gran Paradiso e, successivamente, del Parco Nazionale del Gran Paradiso (istituito nel 1922). Le successive operazioni di reintroduzione, avviate con spirito pionieristico dalla Confederazione Elvetica sul finire dell’Ottocento, hanno portato alla sua ricomparsa in 175 diverse aree alpine europee. Nonostante la relativa frammentazione del suo areale, la popolazione di stambecchi è attualmente in significativa crescita.

In base ai risultati raccolti, la Lista rossa IUCN classifica la Capra ibex come specie a basso rischio di estinzione (Least Concern). La specie è inserita nell’Appendice III della Convenzione di Berna ed è sottoposta a misure di protezione regolate da differenti legislazioni nazionali che prevedono in taluni casi il divieto assoluto di caccia (Francia, Germania e Italia), in altri l’autorizzazione ad abbattimenti selettivi (Svizzera, Austria e Slovenia).

Anatomia e morfologia

Una femmina di stambecco

Si tratta di un bovide di rilevanti dimensioni. Il maschio dello stambecco è caratterizzato da lunghe corna arcuate e nodose. La femmina, più piccola, è anch’essa dotata di corna, che raggiungono al massimo i 30-35 cm. Il maschio può vivere 14-16 anni, mentre la femmina arriva a superare i 20 anni.

Il manto peloso

Il mantello dello stambecco cambia con il variare delle stagioni. Nel periodo estivo il pelo è corto, di colore beige o bruno chiaro. In autunno cade lentamente ed è sostituito da una spessa pelliccia con peli più lunghi di un colore bruno scuro, quasi nero. Questa calda pelliccia lo proteggerà dal freddo della montagna e il colore più scuro assorbirà meglio i raggi del sole. Una muta si renderà poi necessaria alla fine dell’inverno, nei mesi di maggio e giugno.

Gli stambecchi si sbarazzano della pelliccia grattandosi contro le rocce e contro i tronchi degli alberi e non è raro, all’inizio dell’estate, trovare dei ciuffi di pelo intrecciati sugli arbusti e sulle rocce. La muta è anche all’origine del fastidioso prurito che gli stambecchi maschi cercano di alleviare aiutandosi con le loro lunghe corna. Il pelo estivo dei maschi è di un colore grigio ferro su tutto il dorso, fino al ventre che invece è di colore bianco. Le zampe sono di un colore bruno scuro, quasi nerastro; anche la banda mediana sul dorso è di un colore scuro, molto vicino al nero (anche se talvolta può non essere presente). Dal mese di novembre in poi, il pelo dei maschi si scurisce e diventa marrone scuro.

Il pelo delle femmine è di colore beige giallastro o castano chiaro, salvo il ventre che rimane piuttosto biancastro. Anche il pelo della femmina si scurisce in inverno, ma, in ogni caso, sia in estate che in inverno il mantello della femmina è più chiaro di quello del maschio.

Alla nascita, il pelo dei piccoli stambecchi è di un colore beige rossastro, più chiaro di quello delle femmine. Resterà tale fino all’età di due anni.

Corna

Le corna, permanenti, sono costituite da un’impalcatura ossea ricoperta di sostanza cornea. La loro crescita si blocca ogni anno in novembre e tale arresto si evidenzia come un anello ben visibile sulla parte laterale e posteriore del corno. Dal conteggio di tali cerchi si risale al numero di inverni trascorsi e quindi all’età dell’animale.

Nei maschi le corna presentano sul lato anteriore nodi vistosi, formati da escrescenze cornee, e possono superare, nei soggetti più vecchi, il metro di lunghezza. Al contrario, le femmine hanno corna lisce, di 35 cm. al massimo; dopo i 5 anni l’accrescimento naturale del corno diventa di pochi millimetri ravvicinando di molto gli anelli.

Biologia

Lo stambecco è un animale gregario; i branchi di maschi restano separati da quelli delle femmine e si riuniscono ad essi solo nel periodo riproduttivo. I gruppi di maschi comprendono soggetti di età superiore ai 4-5 anni e possono, in primavera, raggiungere le 100 unità. I soggetti più vecchi tendono a una vita solitaria o sono aggregati in piccoli gruppi di 4-6 elementi, comprendenti anche animali più giovani. Vi sono, infine, i branchi di femmine con i piccoli e i giovano fino a due anni. Durante l’estate si possono osservare le nurseries, ovvero gruppi di capretti (fino a 15-20) controllati da una o due femmine mentre le altre madri sono alla ricerca di cibo.

Alimentazione

Erbivoro, può mangiare fino a 15 kg. di erba al giorno, ma si ciba anche dei germogli di ginepro, di rododendri, di muschi e di licheni. Non è raro incontrare in montagna, ai lati delle strade, dei piccoli blocchi di sale destinati ai gruppi di stambecchi perché, come le altre specie del genere Capra, è ghiotto di sale in quanto il suo organismo accusa una effettiva esigenza di sodio, solitamente poco disponibile nei foraggi. Si abbevera poco, accontentandosi spesso della rugiada mattutina. In primavera si nutre di arbusti dei quali apprezza soprattutto i germogli, e che bruca drizzandosi sulle zampe posteriori. In inverno le erbe secche sono la base dell’alimentazione ma compaiono anche arbusti (ontano verde) e licheni, raramente aghi di conifere.

Riproduzione

Gli accoppiamenti avvengono durante i mesi di dicembre e di gennaio. I maschi adulti dominanti ricercano attivamente le femmine in calore, che mostrano caratteristici atteggiamenti di sottomissione: corna rovesciate sulla schiena, collo teso, coda alzata a pennacchio a scoprire lo specchio anale bianco. Gli scontri tra maschi, peraltro assai spettacolari, sono limitati e sanciscono la supremazia dei singoli individui.

Dopo una gestazione di circa 160-180 giorni nasce un solo piccolo, raramente due. Il neonato sta in piedi dopo pochi minuti ed è subito in grado di seguire la madre sulle pareti a strapiombo.

Ecologia

Uno stambecco sul Piccolo Lagazuoi

Lo stambecco è un animale particolarmente adattato agli ambienti caratterizzati da affioramenti rocciosi misti a prateria, situati sino al limite dei ghiacciai. In inverno sono preferite le pareti con buona esposizione, a quote comprese tra i 2000 e i 3500 metri; il bosco fitto viene evitato. I maschi possono utilizzare il bosco rado, costituito perlopiù da larice e interrotto da pareti rocciose, per scendere poi in primavera sul fondovalle, al momento del ricaccio dell’erba. Le femmine invece rimangono per buona parte dell’anno sui pendii rocciosi. Lo stambecco è un animale essenzialmente diurno ed è attivo già prima del sorgere del sole. Dalle prime ore del giorno fino all’imbrunire, trascorre le sue giornate sulle terrazze erbose e ben esposte al sole.

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