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Orso bruno marsicano

Orso bruno marsicano

L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è un mammifero onnivoro della famiglia degli Ursidi. In particolare, si tratta di una sottospecie dell’orso bruno comun (Ursus arctos arctos), endemica dell’Italia centro-meridionale, nella subregione denominata Marsica dove – nell’areale corrispondente al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – sopravvive una cinquantina di orsi. Alcuni esemplari sono presenti in aree protette limitrofe per un totale stimato oscillante fra i 55 e i 65 esemplari.

Aspetto

L’orso bruno marsicano presenta una corporatura abbastanza tozza e tarchiata, anche se più slanciata rispetto a quella di altre sottospecie di maggiori dimensioni dell’orso bruno. La testa è grande e tondeggiante, il muso è cilindrico e piuttosto schiacciato e dotato di un grosso tartufo nerastro. Il pelo è bruno-flulvo uniforme su tutto il corpo, con tendenza a inscurire nella parte distale degli arti, che sono grossi e forti. Gli occhi sono piccoli e di color nocciola; le orecchie sono piccole, di color nocciola, di forma arrotondata e poste leggermente ai lati del cranio. La coda è ridotta a un moncherino lungo meno di 10 cm.

Dimensioni

L’orso bruno marsicano è una specie endemica del luogo e si trova solo nell’Italia centro-meridionale. Questa sottospecie di orso bruno è più piccola del suo vicino parente settentrionale, l’orso euroasiatico (già presente nel Nord Italia e sulle Alpi) in quanto presenta uno strato di peluria e di grasso molto inferiore; ciò ha permesso alla specie di adattarsi alla vita in zone che in certi periodi dell’anno presentano un clima molto più temperato e mite. Il suo peso varia notevolmente nel corso delle stagioni e a seconda del sesso. I maschi sono generalmente molto più grandi delle femmine e possono raggiungere un peso che nel  periodo autunnale può superare i 230 kg. Raramente, invece, le femmine superano i 140 kg.. Queste misure rendono comunque l’orso bruno marsicano uno dei mammiferi carnivori più grandi d’Italia, sicuramente il più grande della parte centro-meridionale del paese. Il titolo di carnivoro più grande d’Italia spetta all’altra sottospecie di orso bruno, quella presente nel territorio del Triveneto.

Comportamento

Un giovane esemplare nel suo ambiente naturale

Si tratta di animali estremamente schivi e dalle abitudini quasi del tutto notturne. I vari esemplari sono solitari e piuttosto territoriali. Ciascun orso delimita un proprio territorio che si estende dai 10 ai 200 km², a seconda della disponibilità di cibo al suo interno. Spesso gli orsi marsicani (in particolare i maschi) compiono spostamenti, anche di grossa entità – spesso nella stagione riproduttiva – che li portano in alcuni casi ad attraversare zone abitate e a entrare in conflutto con la popolazione locale, portando scompiglio nelle comunità.

Durante l’inverno, questi animali scavano una tana più o meno profonda, oppure occupano delle cavità nella roccia, nelle quali si ritirano in letargo per un periodo più o meno lunga a seconda delle condizioni climatiche. A tale scopo, fra l’estate e l’autunno si nutrono abbondantemente, formando grossi cuscinetti adiposi che sfrutteranno per sopravvivere durante il periodo di inattività.

Alimentazione

La dieta dell’orso bruno marsicano è composta per quasi il 90% di vegetali: si nutre infatti di radici, tuberi, frutta, bacche e altro materiale vegetale come frutta selvatica (castagne, nocciole, ciliegie, amarene, prugne e pere). Spesso tale dieta può risultare povera di nutrienti. Inoltre, non trattandosi di animali erbivori, gli orsi marsicani hanno bisogno di grandi quantità di cibo per sopravvivere, specie in primavera quando i vegetali freschi sono ancora rari. In questo periodo, l’orso tende a consumare una percentuale più alta di cibo carneo, nutrendosi preferenzialmente di piccoli animali, sia vertebrati che invertebrati, oltre che ad animali di taglia media come conigli e uccelli. Solo sporadicamente uccide mammiferi più grossi come giovani cervi o cinghiali, daini e camosci. Non disdegna le carcasse nelle quali dovesse imbattersi.

La leggenda popolare che vuole l’orso come spietato uccisore di capi di bestiame, oltre che di cani da guardia e pastori, è totalmente infondata e legata a episodi sporadici. Questi animali, infatti, preferiscono sfuggire la presenza dell’uomo. È probabilmente vero che l’orso abba attaccato il bestiame domestico, in particolare galline, capre, pecore o vitelli; ma l’uomo ha ingigantito la frequenza di questi attacchi, mentre in realtà si è trattato di episodi per lo più riscontrabili in primavera e speso anche facilmente evitabili. Queste credenze hanno però giustificato le persecuzioni che si sono registrate nel corso dei secoli nei confronti di questi animali. Ancora oggi, per fortuna saltuariamente, gli orsi vengono uccisi per mezzo di avvelenamento o con trappole sistemate da cacciatori di frodo.

Riproduzione

Gli orsi bruni marsicani sono animali al vertice della catena alimentare e senza predatori naturali: di conseguenza il loro tasso riproduttivo è estremamente basso. La femmina partorisce solitamente due gemelli dopo una gestazione che dura circa sei mesi. I cuccioli vengono accuditi dalla madre, che li difende dai pericoli con enorme coraggio (una femmina con cuccioli diviene assai pericolosa anche per l’uomo, dato che diviene molto aggressiva) per due-tre anni, sicché la distanza fra un parto e l’altro è in media di 4 anni. Le femmine divengono sessualmente mature dopo il terzo anno di età, ma è raro che si accoppino ai primi calori. La mortalità infantile ha picchi che sfiorano il 50%.

Gli orsi marsicani entrano raramente in contatto con l’altro grande carnivoro degli Appennini, il lupo appenninico; le due specie si evitano e quando si incontrano, generalmente non si prendono in considerazione. Nonostante ciò, a volte gli orsi rubano le prede ai lupi i quali, dal canto loro, costituiscono una possibile minaccia per gli orsacchiotti.

La speranza di vita dell’orso marsicano in natura supera facilmente i 20 anni di età.

Habitati

L’habitat dell’orso bruno marsicano è teoricamente abbastanza variabile: si adatta infatti a una  varietà di ambienti diversi, anche se legati alle immediate vicinanze di una copertura boschiva. A causa della presenza umana, tuttavia, questi animali si sono rifugiati in aree via via sempre più impervie e con elevata copertura boschiva. Pare che durante l’estate si spostino verso aree a quota maggiore con copertura prativa e cespugliosa, mentre durante l’inverno prediligono aree rocciose, possibilmente lontane da qualsiasi tipo di attività umana.

Distribuzione

La specie, un tempo diffusa in tutta la zona a Est degli Appennini dalle Marche alla Puglia, attualmente è confinata in una ristretta porzione degli Appennini centrali, con particolare riferimento all’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È segnalata nel Parco Nazionale della Majella. La metà circa della popolazione totale vive in Abruzzo, nella subregione della Marsica. In particolare, la presenza di questo plantigrado è stabile, oltre che nel Parco d’Abruzzo (del quale rappresenta il simbolo), anche nel Parco della Majella, nel Sirente-Velino e nel Gran Sasso, pur non essendo sporadici gli avvistamenti nell’alto Molise, nei Monti del Reatino (Lazio) e nei Monti Sibillini (Marche-Umbria), dove la specie potrebbe essersi irradiata. Importanti zone di frequentazione dell’orso marsicano sono i Monti Ernici (Lazio-Abruzzo). Esemplari erratici vengono annualmente documentati nell’areale dei Monti Simbruini fra Lazio e Abruzzo.

Di importante valore naturalistico la presenza di un esemplare in espansione territoriale che nel 1998 ha frequentato il Parco dei Monti Lucretili (Lazio), di cui sono rimaste sconosciute la provenienza e la sorte.

Recenti avvistamenti sono avvenuti nell’Appennino marchigiano, in provincia di Pesaro e Urbino. Non sono stati confermati invece gli avvistamenti fra le province di Salerno e di Potenza.

Popolazione

Nel 1969 sopravvivevano una sessantina di orsi marsicani. Nel 2014, secondo le stime fornite dall’Ente autonomo Parco nazionale d’Abruzzo, nel proprio areale centrale vivrebbero una cinquantina di orsi (in un intervallo fiduciale posto al 95% che va dai 45 ai 69 esemplari). Se ne deduce che la popolazione ursina non ha registrato cresccite, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi decenni, e risulta quindi sempre a rischio di estinzione, in virtù dei due fattori combinati del basso numero di soggetti e dello scarso tasso riproduttivo.

Le condizioni di salute dell’orso marsicano destano preoccupazione a causa del basso numero di esemplari rimasti, che si accoppiano fra loro riducendo la variabilità genetica e diventando sempre più soggetti a malattie:

  • Nel 2011 sono stati segnalati casi di dermatite in alcuni esemplari.
  • L’intera specie è minacciata dalla TBC bovina, diffusasi tramite bovini malati (e non eliminati dai proprietari come da legge) allevati allo stato brado presso gli stessi pascoli frequentati dall’orso marsicano.
  • Una costante minaccia è rappresentata dal bracconaggio, tramite fucilazione diretta o esche avvelenate. Questi fenomeni accadono sia nelle aree protette che in quelle non protette, generalmente adiacenti ai confini dei parchi (“zone di protezione esterna”) frequentate dalla specie.

Secondo il Rapporto orso marsicano 2015, edito nel 2016 dal Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, la stima di orsi marsicani nel 2015 è di 55-85 esemplari, così distribuiti:

L’oeso maricano – consistenza
Area Numero di esemplari
Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e sua Zona di Protezione Esterna circa 50 (fra 45 e 69)
Parco regionale naturale del Sirente-Velino alcuni (3-5)?
Parco Nazionale della Majella almeno 5, forse 9
Riserva naturale guidata Monte Genzana e Alto Gizio 2
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Larga occasionale

Fonte:

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