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Federazione Italiana Escursionismo

Che cosa è una montagna

Terminologia

Una montagna è un rilievo della superficie terrestre che si estende sopra il terreno circostante in un’area limitata. Secondo le convenzioni europee la sua altezza deve essere di almeno 600 m. sul livello del mare (slm) e il suo aspetto deve essere almeno parzialmente impervio. Analogamente, si parla di montagna anche con riferimento ai rilievi che si possono vedere su altri pianeti o sui loro satelliti.

Una montagna è formata da un agglomerato di roccia che si alza dalla superficie della Terra, raggiungendo a volte anche quote altimetriche molto elevate. Ogni montagna può avere caratteristiche geomorfologiche differenti.

Esistono tre diverse definizioni di montagna, utilizzate in contesti e occasioni differenti:

  • definizione convenzionale: devono essere soddisfatti contemporaneamente i due requisiti della quota superiore ai 600 m. slm e dell’aspetto almeno in parte impervio. Un’area della superficie terrestre posta al di sopra dei 600m. slm, ma priva di asperità del terreno, viene definita altopiano, mentre un rilievo che non raggiunge i 600 m. di altezza può essere definito collina.
  • definizione tradizionale: a partire dalle epoche più antiche, la parola monte evoca nella mente dell’uomo un insieme di idee che prescinde dalla possibilità di misurare l’altezza dei rilievi. Quando l’uomo ha dato un nome alle alture che lo circondavano, quindi, ha usato la parola monte in base alle idee che esse gli evocavano, come per esempio la difficoltà di raggiungere la cima, la vicinanza al cielo o l’inaccessibilità di alcuni versanti.
    Per questa ragione, nella toponomastica italiana sono detti “monti” anche alcuni rilievi aspri e dal carattere impervio che però non raggiungono l’altezza di 600 metri e sono chiamati “colli” anche rilievi superiori ai 600 metri quando non hanno pareti rocciose o forme dirupate.
    Esempi classici sono il Monte Circeo e il Monte Conero, promontori dall’aspetto aspro, considerati monti anche se non raggiungono l’altezza prevista, mentre le Langhe, che superano i 600 m. slm ma non sono particolarmente impervie, né visibilmente sporgenti dal terreno vengono considerate colline.
  • definizione statistica: nella cartografia e nella statistica è necessario adottare criteri di semplificazione sia rispetto alla definizione convenzionale, sia rispetto alla toponomastica. In relazione alla classica ripartizione del territorio in montagna, collina e pianura, infatti, la legenda delle carte fisiche e gli studi statistici usano il termine montagna intendendo la parte di territorio posta al di sopra del 600 m. slm, indipendentemente dal carattere impervio o dal nome tradizionale.

Un insieme di montagne vicine e collegate fra loro prende il nome di gruppo montuosomassiccio montuosocatena montuosa.

Un’ulteriore distinzione che sovente viene fatta è quella fra bassa montagna alta montagna, indicando generalmente come quota di divisione i 1.500 m. slm.

Caratteristiche fisiche

Parti di una montagna

Per descrivere una montagna si ricorre ai vari elementi che la possono formare:

  • vetta o cima secondo le definizioni date in precedenza. Una montagna può avere più vette o cime distinte;
  • anticime, sottocime, vette secondarie: elevazioni che non hanno la prominenza necessaria per essere chiamate vette;
  • spalla: fianco particolarmente pronunciato di una montagna;
  • cresta: approssimando una montagna a una piramide, la cresta corrisponde allo spigolo della figura geometrica;
  • gendarme: pinnacolo di roccia sul fianco o sulla cresta di una montagna;
  • versate: sempre approssimando una montagna a una piramide, i versanti corrispondono alle facce del solido geometrico. Ognuno di essi avrà una diversa esposizione a seconda del proprio orientamento rispetto ai punti cardinali;
  • passo o valico: il punto più basso fra due montagne che permette di attraversarle;
  • piede: punto più basso di una montagna;
  • valle: il piano che circonda la montagna (potrebbe circondarne anche metà o una parte minore o maggiore).

Vetta di una montagna

La parte più alta di una montagna viene generalmente chiamata vetta o cima. Una montagna può avere una o più vette e, a questo proposito, l’Union Internationale des Associations d’Alpinisme (UIAA), utilizzando il concetto di prominenza topografica, ha detto che si parla di vette (in inglese summits) distinte se la prominenza è almeno uguale a 30 m., mentre si parla di montagne (mountains) distinte se la prominenza è almeno 300m. Le eventuali elevazioni secondarie che non raggiungono la prominenza necessaria possono chiamarsi anticime o vette secondarie.

Per una migliore comprensione, raggruppiamo queste distinzioni nella seguente tabella:

Terrmine Prominenza
sottocima (o anticima) < 30 m.
vetta 30 m. o più
montagna 300 m. o più

Bisogna però osservare che nella lingua italiana l’applicazione di queste definizioni può a volte dare risultati piuttosto artificiosi: molti rilievi noti come montagne sia nella cartografia che nel parlare comune risulterebbero infatti ridotti a semplici vette. Ad esempio, il Monte Saccarello, che con i suoi 2200 m slm è il rilievo più alto della Liguria, avendo una prominenza topografica di soli 164 m. rispetto al Passo Basera (2036 m. slm), perderebbe la sua qualifica di montagna.

Altezza

L’altezza o quota altimetrica di una montagna viene definita come la distanza verticale dalla vetta della stessa fino al raggiungimento del livello medio della superficie del mare. In base a questo criterio di calcolo, la più alta montagna della terra è il Monte Everest (8.848 m. slm, anche se nel 2002 una misurazione fatta da satellite gli ha assegnato un’altezza di 8.500 m. slm), che si trova nella più importante catena montuosa della Terra, l’Himalaya, che separa India, Nepal e Bhutan dalla Cina.

In alternativa alla definizione data se ne potrebbero utilizzare altre, ad esempio partendo dal centro della Terra oppure dalla base della montagna stessa.

Per via del rigonfiamento equatoriale, le montagne che si trovano più vicine all’equatore hanno una maggior distanza dal centro della Terra. Una montagna, inoltre, può ergersi da un fondale oceanico posto sotto il livello del mare. Il Monte Chimborazo (Ecuador) è 2150 m più lontano dal centro della Terra rispetto al Monte Everest, ma con 6272 m di altezza non è nemmeno il picco più alto delle Ande. Il Mauna Loa – il vulcano attivo più grande della Terra sito sull’isola di Hawaii – risulta più alto del Monte Everest se lo si misura a partire dalla sua base sul fondale oceanico, ma non se si misura la sua vetta a partire dal livello della superficie del mare.

Se oltre alle montagne terrestri consideriamo anche quelle note del Sistema Solare, la più alta è l’Olympus Mons, che si trova su Marte e supera i 27000 m. di altezza.

Importanza di una montagna

Per evidenziare l’importanza di una montagna si usano anche i concetti di prominenza topografica e di isolamento topografico.

importanza idrologica

Spesso le montagne rappresentano linee spartiacque da cui si originano bacini idrografici nei quali confluiscono le acque meteoriche che generano ruscelli, torrenti, fiumi, laghi e successivamente scorrono verso valle fino a sfociare in mare, costituendo una fondamentale risorsa idrica per agricoltura, allevamento e attività umane di diverso genere.

Formazione e sviluppo

Normalmente, una montagna si forma a causa del movimento delle placche litosferiche, sia per movimento orogenetico che per movimento epirogenetico. Le forze compressive, il sollevamento isostatico e l’intrusione di materiale igneo forzano le rocce superficiali verso l’alto, creando una massa più elevata. A seconda dell’altezza di ottiene, come abbiamo visto sopra, una collina oppure una montagna.

L’altezza assoluta di colline e montagne varia a seconda della topografia della zona.

Le montagne più alte tendono a presentarsi in lunghi archi lineari, indicando attività e confini delle placche tettoniche. La creazione delle montagne tende ad avvenire in periodi di tempo definiti, detti orogenie. A seconda di come le rocce reagiscono alle forze tettoniche si possono formare due tipi di montagne: per sollevamento o per ripiegamento.

Alcune montagne vengono prodotte da vulcani, comprese alcune isole, apparentemente piccole, che però raggiungono una notevole altezza rispetto al fondale oceanico.

Le montagne vengono create per sollevamento quando larche zone vengono rotte da faglie che creano grandi dislocamenti verticali. I blocchi sollevati costituiscono le montagne. I blocchi che cadono da queste possono essere piccoli o formare estesi sistemi di fosse tettoniche. Questo tipo di paesaggio si può vedere in Africa orientale, sui Vosgi, nella Valle del Reno e nella zona del Basin and Range nel Nord America occidentale.

Quando la roccia non si sfaglia si ripiega, simmetricamente o asimmetricamente. Le pieghe possono essere antiformisinformi. Nel ripiegamento asimmetrico possono esserci pieghe giacenti o rovesciate. Un esempio di ripiegamento è dato dalle montagne del Giura. Con il passare del tempo, l’erosione può portare a un’inversione del rilievo: le rocce più leggere, spinte più in alto, vengono trascinate via e l’antiforma diventa più bassa della sinforma, che è composta da rocce più dure.

Lo sviluppo o meno di una montagna in altezza dipende unicamente dal bilancio tra le forze di orogenesi e quelle di erosione da parte degli agenti atmosferici (precipitazioni, vento, gelo): se le prime prevalgono sulle seconde la montagna cresce lentissimamente in altezza; se invece a prevalere sono le seconde, altrettanto lentamente la montagna diminuisce la sua altezza. A parità di conformazione geologica montagne più vecchie per effetto dell’erosione tendono ad apparire più dolci, mentre montagne più giovani tendono ad apparire più aspre e aguzze.

Fonte:

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