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La Giornata mondiale degli oceani, fonte di cibo e ossigeno

[Fonte: Wikipedia]

Nel 2008, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha istituzionalizzato la Giornata mondiale degli Oceani, istituita informalmente nel 1992. Il tema di quest’anno è l’Oceano: vita e sostentamento, titolo scelto con l’obiettivo di evidenziare il ruolo dei mari come produttori di ossigeno e di cibo, oltre a essere il principale strumento di assorbimento del CO2 prodotto sia in natura che a causa del nostro stile di vita.

L’iniziativa sostiene anche il movimento globale 30×30, promosso da scienziati e ambientalisti, iniziativa nazionale che contribuisce ad uno sforzo internazionale indirizzato alla protezione, attraverso l’istituzione di Aree Marine Protette (AMP), di almeno il 30% dell’oceano entro il 2030. La campagna punta ad applicare questo target nelle acque italiane, un obiettivo tanto grande quanto necessario a garantire la funzionalità e produttività del Mare nostrum. Il Mediterraneo presenta una straordinaria ricchezza biologica essendo abitato da oltre 17.000 specie. La sua biodiversità, a parità di superficie presa in esame, è di circa dieci volte la media mondiale. Ma è anche uno dei mari più sovrasfruttati al mondo e le Aree Marine Protette sono il miglior strumento a nostra disposizione per iniziare a invertire questa rotta.

La celebrazione di questa giornata vede coinvolte centinaia di organizzazioni in tutto il mondo, ma è estremamente significativo che a guidarne il coordinamento sia il Consiglio consultivo giovanile della Giornata Mondiale degli Oceani – come testimoniare meglio l’attenzione al futuro che in questo modo? -, composto da venticinque membri di età compresa fra i 16 e i 23 anni provenienti da venti diversi paesi.

Una buona notizia, che auspichiamo presto diventi una buona pratica, viene dalla nostra Italia: al Senato è ripreso l’iter normativo del disegno di legge cosiddetto “Salvamare”, voluto dal ministro per l’Ambiente del precedente governo, Sergio Costa. Se verrà approvato, consentirà ai pescatori di portare a terra e far smaltire tutta la plastica raccolta delle loro reti che ora, invece, sono costretti a ributtare a mare.

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